Figlio morto, Travolta scappa da Scientology

L’attore vuole abbandonare la congregazione pseudo-religiosa che ha
curato (male) il suo ragazzo. E che avrebbe anche tentato una serie di
estorsioni

Jett Travolta, figlio di John, se ne è andato il due di gennaio scorso. Dicono così gli adepti di Scientology per i quali la morte è soltanto la decisione di abbandonare la terra. Infatti Ron Hubbard, il fondatore del movimento, del culto, della setta, scegliete voi il sostantivo adeguato (per americani e australiani trattasi di religione vera), quando finì di vivere fece sapere di avere scelto di andare altrove lasciando a David Miscavige la scrivania e la cassa, molto capiente. Che cosa significa tutto questo? Che da quel giorno di inizio d’anno John Travolta è un altro uomo, da quel tragico momento in cui suo figlio, autistico, di soli anni sedici, battè la testa nel bagno di casa e così restò, con la bocca aperta e gli occhi smarriti nel vuoto, da quegli attimi l’attore di Grease e della Febbre del sabato sera, di Pulp Fiction e di mille altre storie cinematografiche, è diventato una comparsa, una figura lontana, nel buio della scena. Silenzioso, assente, disperato, nelle mani ha un copione senza parole.
Ha deciso di abbandonare la scienza di Hubbard e dei suoi adepti, dopo trentasette anni di fede e di passione, di impegno e di generosità finanziarie, secondo regolamento interno all’organizzazione, dove il dollaro sostituisce l’ostia, l’offerta non si effettua in parrocchia ma in banca. Jett Travolta era affetto da autismo ma i geni di Scientology avevano convinto John e Kelly (Preston, la moglie) che trattavasi della sindrome di Kawasaki; il ragazzo, ammalatosi per le tossine ambientali prodotte dai detersivi domestici (!?), non avrebbe avuto bisogno di farmaci, perché la scienza non permette di riconoscere il disordine neurologico e dunque non concepisce l’uso o il ricorso a qualunque tipo di farmaco, semmai la cura è il cervello, la forza del pensiero è l’unica, valida medicina, dal momento che il novanta per cento delle malattie hanno origine psicosomatica. John e Kelly si erano convinti, porta chiusa a medici e farmacisti, Jett era un ragazzone con il viso, gli occhi, la vita di un bambino, cresceva ma nel fisico soltanto, il resto era un sogno, un’ipotesi, accarezzata dolcemente da suo padre, seguita senza pausa da sua madre.

Secondo il quotidiano inglese Daily Mail, immediatamente ripreso dal sito americano Gawker.com, esperto in pettegolezzi e affini, l’attore avrebbe deciso di lasciare Scientology. I fotogrammi dei sedici anni di Jett, quella caduta nel bagno a gennaio, le lunghe passeggiate notturne, affollate di sensi di colpa e di pensieri acidi, lo spingono a cancellare la fede, la passione e la generosità finanziaria che ha superato abbondantemente i milioni di dollari versati alla fondazione. Potrebbe concludersi qui la storia. Ma non è finita. Non basta una lettera di dimissioni, due righe con le quali si informano il comitato e la presidenza della propria decisione. Non basta dire basta, annunciare ai giornali, alle radio e alle televisioni che si cambia vita. No, Travolta sente odore di fumo nero, è pulp fiction ma non è un film. L’America è grande ma il paese è piccolo e allora la gente mormora anche laggiù, quelli di Scientology poi hanno qualche dizionario particolare, sembra che siano pronti a mettere in circuito la storia di una presunta omosessualità di John Travolta, la sua relazione con l’istitutore di Jett, anzi proprio la tresca avrebbe causato la morte del ragazzo. Una storia bastarda, feroce. L’omosessualità è malattia per quelli di Scientology, i gay sono gente malata, così come è malata, tra le altre, la setta degli psichiatri. Travolta sa che chi osa criticare il movimento rischia molestie e vendette.

Per la cronaca e la memoria dei contemporanei segnalo che mister Hubbard prima di abbandonare la Terra venne espulso dalla Grecia, rifiutato dalla Rhodesia, condannato a quattro anni di prigione in Francia (per frode) e dichiarato persona non gradita dal Regno Unito. Ma queste sono le cattiverie di noi terrestri e terreni. Il 707 di Travolta è parcheggiato nel garage della casa di Jumbolair, secondo costumi lussuosi del luogo in Florida. Questo film è finito, John non ha voglia di volare, passeggia a piedi, da solo, di notte, ripensando a Jett e agli anni perduti dietro una fede senza luce.