Fini ammette: "Sono in difficoltà" La colpa? Del Cav che corrompe

Dopo l'addio di Menardi annunciato ieri sera oggi anche Pontone sceglie di abbandonare il gruppo al Senato e di tornare nel Pdl. Il gruppo verso lo scioglimento. Profonda delusione nel movimento dopo la decisione di Fini di affidare la vicepresidenza a Bocchino. Anche Saia e Baldassarri pronti a salutare. E Rosso, alla Camera, torna nel Pdl. Il presidente della Camera costretto a scrivere al Secolo per cercare di fermare l'emorragia. <strong><a href="/sondaggio_1a.pic1?PID=183" target="_blank">SONDAGGIO Quanto durerà il Fli? VOTA
</a></strong>

Roma - Bocchino dice di "lasciare ad altri il pallottolierie". Ma di fronte all'emorragia di parlamentari Gianfranco Fini si preoccupa, prende carta e penna e scrive al Secolo per tentare di bloccare il danno d'immagine al suo movimento. Ammette le difficoltà. E dà la colpa della fuga dei suoi al "potere politico e finanziario" di Silvio Berlusconi.

Colpa del Cav "Sarebbe davvero inutile negare l’evidenza: il progetto di Futuro e Libertà vive un momento difficile, sta attraversando la fase più negativa da quando, con la manifestazione di Mirabello, ha mosso i primi passi" si legge nell'intervento sul Secolo di domani. Fini sottolinea che "le polemiche e le divisioni esplose dopo l’assemblea costituente di Milano hanno creato sconcerto in quella parte di pubblica opinione che ci aveva seguito con attenzione e ovviamente fanno gioire i sostenitori del Presidente Berlusconi, che già immaginano di allargare la fragile maggioranza di cui godono alla Camera". Fini guarda all’allargamento della maggioranza come a una "ipotesi verosimile, vista l’aria che tira nel Palazzo e le tante armi seduttive di cui gode chi governa" disponendo "di un potere mediatico e finanziario che è prudente non avversare direttamente".

Problemi politici "La difficoltà di Fli e la ritrovata baldanza dei gerarchi del Pdl sono fenomeni tutti interni al ceto politico, sentimenti di chi teme per il proprio status di ministro o di parlamentare o di chi aspira a divenire sindaco, assessore o per lo meno consigliere comunale" scrive Fini. Poi tranquillizza i suoi sulla linea: "Ci riconosciamo e intendiamo agire nell’ambito dei valori e della cultura politica del centrodestra, senza alcuna ambiguità nè tantomeno senza derive estremiste o sinistrorse".

La verità delle urne "Sappiamo che il nostro è un progetto ambizioso e quindi difficile. Ma soprattutto sappiamo che va spiegato agli elettori più che agli eletti: ne consegue che è nella società che Futuro e Libertà dovrà sviluppare le sue iniziative, tessere la sua rete, organizzare i suoi consensi. E solo quando si apriranno le urne, accada tra poche settimane o tra due anni, sapremo se avremo vinto la nostra battaglia". Si conclude così l'intervento del presidente della Camera. "Fin d’ora - aggiunge Fini - sappiamo che vale la pena di provarci con tutto l’entusiasmo, la passione, l’impegno civile dei tanti che ci invitano, senza preoccuparsi degli organigrammi, ad andare avanti. Cosa che dopo Milano faremo ancor più convintamente".

Fuga dal Senato Dopo Menardi saluta anche Pontone. E Saia ci sta pensando. La decisione di Gianfranco Fini di affidare la vicepresidenza del neonato movimento a Italo Bocchino sta creando non pochi mal di pancia dentro Fli. Il senatore Franco Pontone è in procinto di lasciare il gruppo di Futuro e libertà al Senato. La decisione, a quanto si apprende da fonti della maggioranza, è presa. L’ex amministratore di An, uomo decisivo nell'affaire Montecarlo, da tempo in "sofferenza" in Fli, non solo sta per formalizzare il suo addio al gruppo nel giro di poche ore, anche se gli è stato chiesto un rinvio di qualche giorno, ma avrebbe deciso di tornare al gruppo del Popolo della libertà.

Anche Saia verso l'addio "Fli, finché non si va al voto, non esiste. Esiste perché ci sono dei parlamentari che hanno messo in gioco la loro faccia e se vogliamo, chi ha lasciato il governo, anche le loro sedie. Finché non c’è questa prova sul territorio elettorale credo che la prima preoccupazione di chi governa il partito dovrebbe essere quella di tenere tutti i pezzi insieme". Così Maurizio Saia, senatore di Futuro e Libertà ad Affaritaliani.it analizza lo stato in cui versa il partito a Palazzo Madama. Poi rivela: "Si sono sminuite le porzioni del partito più moderate: un chiaro segnale verso una nuova rotta non concordata. Poi, non nascondo, che sul piano dei rapporti umani il gruppo al Senato ha sofferto della sindrome dell’abbandono". E su una sua possibile fuoriuscita dice: "Sto valutando la situazione".

Baldassarri: ci sto pensando "Sono in profonda riflessione". Così risponde al Velino il senatore Fli Mario Baldassarri in merito alla travagliata situazione che sta vivendo il gruppo futurista a Palazzo Madama dopo la fuoriuscita di Menardi e quella ventilata di Pontone nelle prossime ore. E su queste due defezioni Baldassarri taglia corto: "No comment".

Rosso (alla Camera) rientra nel Pdl "Questo pomeriggio, a palazzo Grazioli, il presidente Berlusconi ha incontrato l’onorevole Roberto Rosso, alla presenza del coordinatore nazionale del Pdl Verdini, del coordinatore regionale del Piemonte Ghigo e del vice coordinatore vicario, Ghiglia. Nel corso dell’incontro si è convintamente preso atto della decisione di tornare nelle fila del Pdl da parte dell’onorevole Rosso, che entrerà nella direzione regionale del partito, già convocata per domani alle 14, e che ricoprirà nuovi ruoli di responsabilità nell’ambito dell’attività politica nella provincia di Vercelli". È quanto si legge in una nota dell’ufficio stampa del Pdl.

Scissione nell'Udc Dovrebbe vedere la luce in tempi rapidi al Senato un nuovo gruppo che si chiamerà "Per le Autonomie" e che nasce da "una scissione con la componente dell’Udc". A spiegarlo è la senatrice Helga Tahler, tra le promotrici dell’iniziativa. "La prima cosa che voglio mettere subito in chiaro - precisa - è che noi non saremo l’equivalente del gruppo dei Responsabili che si è creato a Montecitorio, come pensa qualcuno. No, niente affatto. Noi vogliamo restare dove siamo e cioè in difesa delle autonomie senza schierarci né con la maggioranza, né con il terzo polo, né con la destra, né con la sinistra". Pertanto la nascita del nuovo organismo parlamentare, sottolinea, "dovrà essere considerata come una scissione dal gruppo unitario che avevamo insieme all’Udc. Ma l’idea è quella di prendere posizione provvedimento per provvedimento. A seconda che le varie norme corrispondano o meno a quelli che sono i nostri convincimenti di autonomia e indipendenza".

Tutti con la Thaler "E sono interessati a questo progetto - aggiunge Helga Tahler - alcuni senatori che erano nella nostra componente sin dall’inizio come Giulio Andreotti, Manfred Pinzger, Antonio Fosson. Poi sembrano guardare con attenzione alla nostra iniziativa Adriana Poli Bortone, Maria Giuseppina Castiglione e Piergiorgio Massidda". Tra i nomi che circolano che potrebbero aderire al nuovo gruppo ci sono anche quelli di Raffaele Fantetti e Riccardo Villari. E l’ex Fli Giuseppe Menardi? "Ci siamo parlati ieri per la prima volta - racconta ancora la Tahler - e ha mostrato dell’interesse visto che mi ha spiegato di non voler più restare in Fli, ma di non voler tornare nel Pdl". E, secondo alcuni autonomisti, anche altri possibili fuoriusciti di Fli potrebbero aderire all’iniziativa. "La nostra - sottolinea Adriana Poli Bortone - non sarà un’adesione tout court alla politica della maggioranza. Valuteremo caso per caso. Ad esempio per quanto riguarda il federalismo vogliamo prima capire cosa prevederà davvero alla fine per il Sud. Non saremo affatto come i Responsabili alla Camera. Noi daremo il nostro sostegno a seconda delle circostanze e se si risponderà a quelli che sono i nostri convincimenti. Il gruppo si annuncia piuttosto eterogeneo, ma sembrano obiettivi compatibili". È ancora prematuro parlare ora di chi sarà il possibile capogruppo di questa nuova formazione, spiegano, ma quello che si sa è che sarebbero stati avviati contatti anche con alcuni esponenti del Pd come Claudio Molinari, ex sindaco di Riva del Garda. Ma perché comunque questa scissione proprio ora? "Al’inizio della legislatura - aggiunge la Tahler - avevamo fatto dei patti con l’Udc come quello che riguardava la presidenza del gruppo. Metà della legislatura sarebbe dovuta toccare a loro e l’altra metà a noi. E invece... E poi loro sono entrati a far parte di questo Terzo Polo, mentre noi non vogliamo schierarci proprio con nessuno. La nostra forza è l’autonomia e autonomisti intendiamo restare".