Fini apre al referendum, Guzzetta esulta: "Prova di coerenza"

Il presidente del comitato referendario plaude al discorso di Fini: "L’approvazione del referendum è l’unico modo di consolidare il processo di rinnovamento e di
aprire la strada alle riforme, elettorali e costituzionali, per una
vera democrazia dei cittadini"

Milano - C'è un passaggio del discorso di Gianfranco Fini al congresso del Pdl che è parso subito un segnale di apertura al referendum elettorale. Il presidente della Camera, riallacciandosi all’auspicio di Berlusconi per un sistema bipartitico, ha sottolineato che il referendum rappresenta una "accelerazione verso quel sistema". E il Pdl, di conseguenza, deve discutere che posizione tenere nei confronti della consultazione popolare. "Discuterne - ha sottolineato Fini - anche con gli alleati". Il riferimento ovviamente è alla Lega, che sin dall'inizio si è detta contraria al referendum. E citando la data il presidente della Camera - forse facendo confusione, forse no - spariglia le carte. Parla infatti di referendum "del 7 giugno", cioè in contemporanea con le elezioni europee. Ma in molti nel centrodestra - non solo la Lega - hanno chiesto che il referendum non si tenga il 7 giugno, per non agevolare il raggiungimento del quorum.

Il plauso di Guzzetta Il presidente del comitato promotore del referendum, il professor Giovanni Guzzetta, è soddisfatto per l'apertura del presidente della Camera. "Plaudo alla coerenza di Fini, che ha sostenuto il referendum sin dall’inizio insieme ad Alleanza nazionale e, con il coraggio di un politico di valore, non ha mai cambiato idea. Sono convinto - aggiunge Guzzetta - che la nascita del Pdl, così come quella del Pd, sia il frutto più maturo della battaglia che i cittadini hanno promosso fin dai primi anni Novanta. L’approvazione del referendum  - ha ribadito il professore - è quindi l’unico modo di consolidare questo processo e di aprire la strada alle improrogabili riforme, innanzitutto elettorali e costituzionali, per una democrazia dei cittadini e non per una nomenclaza degli oligarchi. Chi oggi vuole boicottare il referendum si iscrive oggettivamente a questa seconda categoria".

Verdini: "C’è il problema della Lega" Denis Verdini, uno dei coordinatori del Pdl, a chi gli domanda perché il nuovo partito non si schieri per il sì al referendum elettorale, risponde in questo modo: "Fini ha posto un problema dal palco: come ci si comporta rispetto al referendum cui molti esponenti del Pdl avevano aderito. Nel frattempo, certo, le cose sono cambiate: la stessa legge elettorale che nel 2006 fu dannosa, nel 2008 con un’applicazione politica diversa ha prodotto un panorama più stabile".

Il problema politico La Lega è un alleato fondamentale per il Pdl. Un alleato forte e affidabile che è meglio non disturbare. Ma in coerenza con quella vocazione maggioritaria sottolineata da Fini, il Pdl potrebbe anche decidere per un "coraggioso" sì alla consultazione popolare. Sarebbe una svolta epocale: il più grande partito che chiede agli italiani l'approvazione del sistema bipartitico, il non plus ultra dell'alternanza. Ci arriveremo? Prima di saperlo è necessario che Bossi dica la sua una volta per tutte.