Fini: "Né piccole patrie né identità padana Immigrati? Siano regolari o no, hanno diritti"

Il presidente della Camera: "Alla
base della richiesta di decentramento
non vi è un nostalgico guardare indietro alle piccole patrie preunitarie e nemmeno il
fascino per una inesistente identità padana". Sugli immigrati: "La politica se ne faccia carico". E sulla legge elettorale: "Sia più vicina ai cittadini"

Aosta - Le parole della terza carica dello Stato faranno discutere anche stavolta. Fini ha affrontato due temi "caldi" della politica: il federalismo e l'immigrazione. Su entrambi ha espresso posizioni già note. Ma il ribadirle oggi dopo settimane di aspre polemiche in seno alla maggioranza, fa pensare che il presidente della Camera voglia, in qaulche modo, occupare la scena politica. E, per certi versi, riaccendere le frizioni in seno alla maggioranza. Non solo nei rapporti col Pdl ma anche (o soprattutto) con la Lega.

Sul federalismo "La scelta di un modello federale - ha detto Fini nel corso della sua visita al Consiglio regionale della Valle d’Aosta - è una scelta obbligata e irreversibile perchè adottata dalla stragrande maggioranza degli stati di grandi dimensioni. Questo non significa non risolvere il problema su quale stato federale dobbiamo attuare". "Alla base della richiesta, dei cittadini, di rafforzare il processo di forte decentramento territoriale non vi è un nostalgico guardare indietro alle piccole patrie preunitarie e nemmeno il fascino per una inesistente identità padana".

Non servono slogan Secondo la terza carica dello Stato, infatti, "il federalismo non può essere concepito come uno slogan - ha aggiunto - o come una sorta di manifesto privo di pesi e contrappesi. Sotto questo profilo è necessario configurare, organizzare e far funzionare il nostro sistema di governance multilivello in modo che diventi un fattore di crescità, di sviluppo sostenibile, di coesione sociale e di competitività del Paese".

Modello di Stato Fini ha poi aggiunto che "se la scelta del federalismo è irrinunciabile, rimane da affrontare la questione che attiene alla necessità di individuare lo specifico modello di stato federale. E finora - ha concluso - non siamo stati in grado di farlo in modo adeguato".

Federalismo solidale Il federalismo deve essere "solidale più che competitivo". "I forti divari che tutt’ora permangono tra centro Nord e Mezzogiorno - ha sottolineato Fini - non possono giustificare differenziali di trattamento nella fruizione di servizi essenziali che investono diritti fondamentali quali, ad esempio, la tutela della salute. Questo è un principio di civiltà giuridica su cui non è possibile effettuare alcun arretramento o compromesso al ribasso e sul cui rispetto è necessario vigilare". 

Immigrati? Regolari o no hanno diritti Fini torna sul tema del diritto alla cittadinanza, chiedendo che la politica nazionale si faccia carico di chiunque lavori nel nostro Paese, siano "regolari o irregolari". "Che aspiri o no ad essere un cittadino, che sia regolare o meno, e so che questo fa discutere, ma resta sempre una persona con i diritti fondamentali e il problema non può essere scaricato sugli amministratori locali. La politica deve fare valere il suo primato".

Ripensare la cittadinanza Il presidente della Camera ribadisce ancora una volta che "occorre ripensare a cosa si intenda per cittadinanza perchè sempre più la nostra società muta. La cittadinanza non è uno status ma appartenenza ad una comunità. Questo significa porsi in un’ottica di garanzia dei diritti dei cittadini avendo chiaro che ci sono tanti uomini che lavorano, che non sono cittadini e non sono necessariamente extracomunitari. Questo è un tema che si pone al di là della quotidiana bagarre tra schieramenti".

Legge elettorale più vicina ai cittadini "Bisogna cambiare la legge elettorale avvicinando l’elettorato all’eletto. Quella per il parlamento attualmente - ha sottolineato Fini - è diversa dalla legge elettorale degli altri livelli nel rispetto di un valore: quello della sovranità. Il dibattito credo si debba fare, mi auguro già in questa legislatura, partendo da una domanda: la sovranità popolare comporta per gli elettori il diritto di scegliere il deputato o il senatore? Siccome non riesco a rispondere no - ha proseguito - va da sé che sì, bisogna cambiare la legge elettorale e, quale che sia la soluzione che si adotta, avvicinare l’elettorato all’eletto".

Calderoli: "Anche Fini capirà che la Padania esiste" "Negare l’identità padana è come dire che la Terra è piatta". Roberto Calderoli, ministro della Semplificazione legislativo e coordinatore delle segreterie nazionali della Lega Nord, interpellato telefonicamente dall’Ansa, replica con una battuta alle parole del presidente della Camera Gianfranco Fini sulla «inesistente identità padana". "Noi diciamo che la Padania esiste come quelli che in passato dicevano ’la Terra è tondà - aggiunge il ministro - Una volta chi diceva ’la Terra è tondà finiva al rogo perchè tutti era convinti che fosse piatta ma poi si scoprì che piatta non era. Era davvero tonda...".