Fini: "No candidature per 5 anni ai condannati"

Fini chiede uno stop di 5 anni a chi è stato condannato definitivamente per reati contro la pubblica amministrazione: "Malcostume diffuso e casi di chi se ne approfitta". Poi invita la politica a intraprendere un cammino condiviso che porti a rivedere la Costituzione

Lucca - Una "leggina" contro la corruzione e per impedire la candidatura a chi è condannato con sentenza definitiva; parole di incoraggiamento per i magistrati che stanno indagando sugli appalti: "no", non si devono vergognare. E ancora, un appello a riforme condivise, prima fra tutte, quella sul Parlamento, subito dopo le elezioni regionali. Il presidente della Camera Gianfranco Fini a tutto campo, ieri sera, nel salotto del Caffé della Versiliana. Introdotto da Romano Battaglia, Fini ha presentato il suo libro Il futuro della liberta e ha risposto alle domande degli inviati Alessandra Longo di Repubblica e Lorenzo Fuccaro del Corriere della Sera.

Liste pulite alle elezioni Dal palco della Versiliana, il presidente della Camera ha introdotto la sua proposta in tema di 'liste pulite' dei partiti. "Se domani - ha spiegato - il Parlamento approvasse, con il voto di tutti, una leggina di poche righe in cui si afferma che chi è stato condannato con sentenza definitiva per reati contro la pubblica amministrazione non si può candidare per cinque anni, la pubblica opinione direbbe: meno male. Ovvero reagirebbe positivamente. Le istituzioni poi guadagnerebbero un tassello di fiducia in più". "La questione non la risolveremo del tutto - ha aggiunto Fini - ma qualche antidoto si può dare. Ce ne sono tanti di antidoti: uno è la certezza dei tempi in cui si viene giudicati". Per Fini, questa leggina "sarebbe una proposta simbolo e non un motivo di scandalo. Sarebbe un bel segnale che la politica non ha compiacenza verso chi se ne approfitta. Non credo che gli interessati sarebbero molti anche perché prevale già il senso di opportunità nei partiti". "Questo provvedimento non sarebbe sufficiente - ha osservato ancora Fini - ma oggi ci sono due ipotesi: che il cittadino condannato per reati contro la pubblica amministrazione non può essere candidato per un certo numero di anni, non un ostracismo a vita ma stare fermo un giro, e c'é chi obbietta che sono i partiti a doversi autoregolamentare. Se vogliamo dare un segnale inequivocabile alla pubblica opinione, dobbiamo valutare l'opportunità di accedere alla prima ipotesi. Questa non esclude l'altra, ma qualche elemento di certezza va messo".

Interesse bipartisan Fini ha detto che questo è un argomento bipartisan e ha ricordato che proprio ieri mattina, in provincia di Milano, nella stessa inchiesta sono stati arrestati un esponente del Pdl e uno del Pd. "Nessuno può ergersi a giudice", ha sottolineato. Il presidente della Camera ha difeso poi il diritto dei magistrati a svolgere il proprio lavoro. "No", ha risposto all'inviata di Repubblica che gli chiedeva se i pm che indagano sull'Abruzzo dovrebbero vergognarsi, come ha invece detto il presidente del Consiglio Berlusconi. "Il capo del Governo - ha aggiunto Fini - è notorio che usa espressioni molto dirette, perché ritiene di essere al centro di un particolare accanimento da parte di alcune Procure. Ma, al netto di questa espressione, che lascia il tempo che trova, il compito della politica è quello di riformare la cosa pubblica e quindi di garantire che ci sia una giustizia in tempi brevi e certi. Ma anche che ci sia una giustizia autenticamente giusta, basata su quell'equilibrio necessario che oggi molte volte non c'é".

Nessuna tangentopoli Nel contempo, il presidente della Camera si è detto convinto che "non ci sia una nuova tangentopoli, ma c'é - ha aggiunto - un fenomeno di malcostume diffuso e casi di chi se ne approfitta". Il presidente della Camera non ha dimenticato di rivolgere, infine, un nuovo invito a fare riforme condivise. "Io spero - ha spiegato - che, finita la tornata elettorale di marzo, si parta immediatamente con un disegno di riforme, partendo da ciò che ha una larga condivisione". La prima riforma possibile, secondo il presidente della Camera, è quella del Parlamento. Quanto al dibattito interno al Pdl, Fini ha invitato al confronto delle opinioni "senza anatemi per chi la pensa in modo diverso".