Fini: no odiosa associazione crimine-immigrati Provocazione: leader Pd? Il laico antifascista Fini

Il presidente della Camera: "L'alternativa all'integrazione è la sconfitta. Per lavoratori stranieri e italiani potenziamento degli
ammortizzatori sociali&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=330341" target="_blank">LA PROVOCAZIONE. Il mister X ideale viene da destra</a></strong>/di <em>Stenio Solinas</em>

Roma - "Dobbiamo mantenere la lucidità e la serenità per respingere l’odiosa associazione mentale tra criminalità e immigrazione che può diffondersi a macchia d’olio in diverse fasce della popolazione italiana. Che se combinata alla crisi può creare un mix di carattere esplosivo". In occasione della presentazione del rapporto Cnel sull’integrazione degli immigrati, il presidente della Camera, Gianfranco Fini, invita istituzioni e cittadini ad abbassare i toni dinnanzi al crescente allarme sociale scaturito dai recenti fatti di cronaca: "Questo atteggiamento rischia di ostacolare i processi di integrazione e fornire un ulteriore alimento all’intolleranza".

Un appello all'integrazione "I recenti episodi di violenza sessuale hanno suscitato una legittima ondata di indignazione nell’opinione pubblica, non deve essere sottovalutata né sottaciuta", ha avvertito il primo inquilino di Montecitorio invitando, tuttavia, a "mantenere la lucidità e la serenità per respingere l’odiosa associazione mentale tra criminalità e immigrazione che può diffondersi in numerose fasce della popolazione italiana". Poi ha aggiunto: "Se questa fosse combinata con le difficoltà economiche di questo periodo può diventare un mix di carattere esplosivo". Nello stesso tempo il presidente della Camera ha voluto affermare che "la garanzia della sicurezza e della legalità, soprattutto nei quartieri e nei territori più esposti a rischio della violenza, è condizione necessaria affinché i processi di integrazione possano svolgersi liberamente". Secondo Fini, infatti, occorre "ristabilire nei cittadini la percezione, scossa dai troppi casi in cui al delitto non è seguito il castigo, che l’Italia sa garantire il rispetto rigoroso delle regole della convivenza civile".

Integrazione o sconfitta "È sbagliato dire integrazione o... Non c’è alternativa all’integrazione". Secondo Fini, "l’unica alternativa diventa la sconfitta, l’incapacità della società italiana a guidare un processo. Bisogna abituarsi all’idea di immigrazione non di colui che viene a lavorare in Italia ma ad una immigrazione di nuclei familiari". Senza l’integrazione, per il presidente della Camera, "il danno non sarebbe solo per gli immigrati ma anche per gli italiani, per i loro valori e i loro tenori di vita. L’alternativa all’integrazione è l’aumento delle fobie, delle paure, delle intolleranze, di una regressione civile di cui l’Italia deve temere le conseguenze e che le istituzioni devono contrastare". Inoltre, l’integrazione sarebbe anche "il modo migliore per onorare la nostra storia nazionale. Nella nostra identità nazionale ci sono anche le foto degli immigrati a Ellis Island". Infine, Fini auspica "un’integrazione non solo formale ma sostanziale, comprensiva delle identità altrui e di una politica per una cittadinanza sociale in vista di quelle riforme che giungano ad una cittadinanza politica".

Le misure per i lavoratori Di fronte alla crisi "l’interesse dei lavoratori immigrati è comune a quello di tanti lavoratori italiani. Per gli uni e per gli altri appaiono decisive misure anticrisi come l’estensione e il potenziamento degli ammortizzatori sociali insieme ai processi di formazione e inserimento al lavoro". "In molte circostanze, è onesto dirlo, - ha osservato il presidente Fini - il timore caratterizza fasce della società italiana verso chi cerca lavoro. È mio auspicio che le istituzioni sappiano intervenire con determinazione per impedire che il difficile momento economico favorisca forme di xenofobia e di intolleranza, dove l’altro è lo straniero, delle quali cominciano ad arrivare segnali preoccupanti da altre parti d’Europa". Fini ha fatto quindi riferimento a quanto è avvenuto in gran Bretagna nelle scorse settimane e che ha avuto per protagonisti lavoratori italiani. "Di tutto abbiamo bisogno per superare la crisi - ha aggiunto ancora - fuorchè si nuove tensioni sociali all’insegna della »guerra tra poveri«. Sarebbe quanto meno idoneo possa esistere e sarebbe un gravissimo regresso civile che il disagio economico non deve in alcun modo giustificare".