Il Fli in pezzi: Moffa chiede la testa di Bocchino e se ne va

Lo strappo tra i finiani. La colomba resta in bilico fino alla fine. L'ira dei pasdaran: "Lui e gli altri sono fuori li hanno comprati"

Roma - «Dimettitiiiii! Ora dimettitiiii!. Coglio...» gli urlano in Aula e in Transatlantico un secondo dopo la sconfitta. Fini è terreo in volto e vola verso l’ascensore senza proferir sillaba. Il derby con Berlusconi l’ha perso due volte: primo perché la spallata è andata a vuoto; secondo perché il suo Fli si sta sbriciolando come un wafer. Peggio: nel partito è iniziata una vera e propria resa dei conti nel giorno più delicato per Fini. «Saremo compatti», giurava ieri l’altro il presidente della Camera dopo che, coi salti mortali, aveva scongiurato la scissione dei suoi. «Sì, eravamo a un passo» ammette un anonimo finiano. Per mesi Fini era riuscito a mettere il coperchio alle tensioni interne ma poi ieri la pentola a pressione è esplosa.

Maria Grazia Siliquini, Catia Polidori, Silvano Moffa non ce la fanno a sparare al governo e dicono addio a Gianfranco. La prima confessa: «Non condivido né linea né metodi. Mi hanno fatto firmare la mozione di sfiducia in tre minuti e non mi è mai andata giù l’idea di far dimettere Berlusconi soltanto perché a qualcuno, a un certo punto, non è più piaciuto. Torno nel Pdl». La seconda rivela: «Non me la sono sentita di lasciare il Paese in preda alla crisi economica senza la guida di un governo. Vado nel gruppo misto». Il terzo annuncia: «Esco dal Fli rappresentato dal discorso di oggi di Bocchino. Vado al gruppo misto». Poi, coperto di insulti, in serata si toglie un sasssolino dalla scarpa: «Il ruolo di Fini non è più compatibile col ruolo di presidente della Camera».

Ed è proprio su Moffa, il pontiere dei pontieri che all’ultimo secondo non vota la mozione-killer, che si abbatte l’ira di Fini. «Non ci posso credere... Non ci posso credere... Poteva almeno dirlo ieri sera... Lo chiamerò... Con calma...». Quella calma che ieri lasciava spazio alla delusione e al nervosismo mal celato al momento dell’esito della conta. In realtà le perplessità di Moffa sulla linea dello scontro aperto erano note da tempo. Stufo della tattica finiana dell’elastico - un giorno falco, un giorno colomba - Moffa s’è via via convinto che Gianfranco si sarebbe appiattito alla linea-Bocchino. Peggio: l’avrebbe dettata. I mal di pancia verso Italo, l’uomo nero di Gianfranco, esplodono subito dopo l’intervento in Aula del capogruppo campano: un concentrato di antiberlusconismo da far impallidire Di Pietro. Figuriamoci Moffa che con il simbolo «Berlusconi presidente» è stato eletto. No, non ce la fa proprio. Quasi d’impulso chiede la testa di Bocchino: «Voterò la sfiducia al governo per disciplina di gruppo ma chiedo le dimissioni di Italo Bocchino da capogruppo di Fli» perché un discorso così dinamitardo in Aula è una bomba sul tavolo dei futuri colloqui con il Pdl. Così non va. «Venga all’assemblea del gruppo, proponga le mie dimissioni e vediamo il consenso che ha», risponde sprezzante Bocchino. «Ma sì, prendetevelo», schiuma rabbia Barbareschi. Un braccio di ferro esplosivo che ha come primo effetto quello dello strappo della colomba Moffa. Il quale, a questo punto, rompe gli indugi: non vota la sfiducia e se ne va assieme ai pidiellini Laboccetta e Pelino che lo convincono: «Ma scusa... Polidori e Siliquini hanno votato contro la mozione-killer seguendo la tua linea e tu che fai? Voti a favore?». Moffa alza i tacchi e se ne va. E sulla sua testa si abbatte l’ira funesta di Fini e i suoi pasdaran. «Una coltellata» è la sintesi dei commenti futuristi condivisa dal capo.
Fini mangia catene, raduna i suoi, si lecca le ferite, impone la sua lettura («vittoria di Pirro») e lascia agli altri i commenti su quelli che considera «traditori». Granata: «È ovvio che Moffa è fuori dal Fli. Noi non abbiamo i probiviri, ma... Se ne andrà lui. Mi sembra che Moffa non sia mai uscito con la testa dal Pdl». Barbareschi: «Alcuni dei nostri si sono fatti comprare». Schiumano rabbia quelli che avevano visto la destituzione di Berlusconi dietro l’angolo e qualcuno ammette: «Abbiamo perso dei pezzi? Meglio così. Quelli meglio perderli che trovarli...». Il problema è che non è finita qui. Già si mormora che altri potrebbero lasciare la scialuppa finiana e si fanno i nomi del senatore Viespoli e del deputato Consolo.

I motivi delle prossime spaccature non mancano. Ormai - ha detto Fini - il Fli è all’opposizione. «Sì ma responsabile», assicura al Giornale Luca Belotti. Qualche ora dopo Granata giura: «Berlusconi non si illuda: la nostra opposizione bloccherà qualsiasi ulteriore legge ad personam e il suo governo avrà vita breve e complicatissima. Da domani in Fli non ci saranno più spazi di dialogo». Linea condivisa da Viespoli, Consolo, Ronchi, Lamorte, Raisi, Scalia, Belotti, Patarino, Paglia, Digilio e altri? E poi il futuro del Fli: «È evidente che dovremo anche parlare di alleanze politiche qualora si andasse al voto - ammette Granata - ci confronteremo al congresso». E lì sarà un’altra battaglia.