Il flop del fotovoltaicoLa "città del sole" è oscurata dai debiti

Manerba del Garda (Brescia) ha installato pannelli ovunque: ora le casse sono in rosso di tre milioni e mezzo

Il Monumento al fotovoltaico, il primo in Italia, è l’orgoglio di Manerba dal maggio 2009. L’albero con le grosse foglie rivestite di pannelli solari campeggia sulla rotatoria principale della cittadina in provincia di Brescia, poco meno di 5mila abitanti sulle rive del Garda. Ma purtroppo il luminoso futuro della «Città del sole», come recitano i cartelli sparsi per le strade, è sprofondato nel buco nero dei debiti. Il bilancio comunale ha un «rosso» di 3 milioni e mezzo di euro. Per risanarlo ci vorranno 10 anni, a colpi di 500mila euro l’anno.
Cattiva amministrazione, gestione «allegra» dei soldi pubblici o flop del sogno dell’energia rinnovabile? Di fatto il progetto di «Manerba comune più fotovoltaico d’Italia» si è rivelato un po’ troppo pretenzioso. Se è vero che la Procura di Brescia ha aperto un’inchiesta sul disastro finanziario della Manerba Investimenti, società nata nel 2005 e a totale partecipazione comunale, incaricata della realizzazione della rete solare (il sito internet è attualmente «in fase di aggiornamento»), che è stata messa in liquidazione. Si occupava anche di altri progetti, come operazioni immobiliari e di risanamento e dell’installazione di centraline d’allarme in città: tutti naufragati. «Non entro nel merito penale e civile della questione - ha dichiarato alle pagine lombarde del Corriere della Sera il sindaco, Paolo Simoni (Lega e liste civiche) - Mi limito a constatare che c’è stata una gestione quanto meno disinvolta: i pannelli solari sono entrati in funzione solo in minima parte, spesso per insipienza tecnica e hanno finito per essere svenduti sottocosto». Isidoro Bertini, attuale consigliere provinciale del Pdl e primo cittadino all’inizio del Duemila, ha ribattuto che «i conti presentati sono tutti sballati. La Manerba Investimenti, finché siamo stati in carica noi, era in pareggio, se non leggermente in utile». Le disavventure di Manerba del Garda sarebbero dunque in realtà solo una vendetta politica o una polemica strumentale.
La nuova Città del sole era stata annunciata con orgoglio e aveva avuto risonanza nazionale. Gli oltre 40 impianti da installare sui tetti di 1.500 famiglie avevano anche superato, grazie a una sentenza favorevole del Tar, l’ostacolo della Sovrintendenza che li giudicava antiestetici. E promettevano l’indipendenza del comune dalle fonti di energia tradizionali, con grosso risparmio economico per i conti municipali e per gli abitanti e in termini di emissione di anidride carbonica. Quella di Manerba invece è diventata una case history in negativo delle energie alternative, che se maneggiate con poca cura si rivelano un boomerang. Come è successo oltreoceano alla Solyndra, azienda californiana simbolo della green economy sponsorizzata da Obama - produceva anch’essa pannelli solari - ma finita in bancarotta. E pensare che nel maggio 2009 l’allora sindaco di Manerba, Mariella Speziani, aveva parlato di «scelte coraggiose e lungimiranti», di «una via che guardasse al futuro e lasciasse il segno», di «filosofia ecologista di ampio respiro» e di una Città del sole pensata per le generazioni future. Che ringraziano per il buco di bilancio.