Il flop del supergiudice Garzón: assolta la metà dei suoi accusati

Il libro intitolato «Tigre di carta» mette in luce gli insuccessi della toga d’assalto che mise sotto inchiesta anche Pinochet

Roberto Pellegrino

da Madrid

Da diciassette anni nell'occhio dell'uragano, il giudice cinquantenne Baltasar Garzón Real, è uno dei personaggi della vita pubblica spagnola più dibattuto, analizzato e bersagliato. Magistrato o giustiziere? Da pochi giorni è nelle librerie spagnole una biografia molto dettagliata su questo magistrato testardo, controverso, dal passato anonimo, che nel 1999 salì alla ribalta per avere firmato un mandato internazionale di arresto per l'ex dittatore cileno Augusto Pinochet, ricoverato in una clinica londinese: l' imputazione era di tortura e omicidio di cittadini spagnoli. «Baltasar Garzón, tigre de papel» (Una tigre di carta, 287 pagg. 14 euro, Ediciones Foca) di Mariano Sánchez Soler, scrittore e giornalista investigativo per i quotidiani El Periodico de Catalunya e Le Monde Diplomatique analizza, passo per passo, la fenomenale ascesa del giudice vilipeso e amato, indagatore instancabile, ma con una percentuale di insuccesso che l'autore calcola puntigliosamente: il 49.7% degli imputati portati alla sbarra da Garzón è finito assolto. Un indagato su due. Come dire che metà del tempo e del denaro pubblico dedicato alle inchieste giudiziare è stato gettato al vento.
In Spagna il particolare sistema giuridico fa sì che i casi importanti arrivino all'Audencia Nacional e finiscano sul tavolo di sei giudici che volenti o nolenti diventano protagonisti mediatici. I sei togati sono chiamati «giudici stella» e sono parte di una costellazione in cui Garzón rappresenta una figura privilegiata. Una stima che si è guadagnato con le sue rumorose indagini: dall'Eta al terrorismo di Stato fino, appunto, ai genocidi cileni e argentini degli anni Settanta. Un curriculum di grande rispetto che l'autore passa al pettine con dichiarazioni e testimonianze, schivando chi lo santifica ciecamente.
La gente è divisa: c'è chi è eccitato nel vedere all'opera un giudice che lo scrittore Montalban definisce «della speranza laica», mentre altri gli vedono allungarsi dietro l'ombra del semplice forcaiolo che vuole i riflettori su di sé. Ma lui, apparentemente distaccato, dichiara: «Io non mi sono mai sentito un giudice stella, ma le stelle illuminano...».
Ma quando il cumulo dei procedimenti giudiziari da lui avviati rischia di sommergerlo, la tigre di carta mostra denti e artigli, perché ne ha davvero per tutti, anche per chi è al di là dei Pirenei: dal narcotrafficante galiziano Nécora, al trafficante d'armi Monzer al-Kassar, all'indagine sul terrorismo di Stato nel caso Gal con Amedo e Dominguez. Poi, dà la caccia alla mafia turca, si lancia nell'operazione Condor, ha uno scambio di missive al veleno con il subcomandante Marcos che gli dà del pagliaccio, invitandolo a starsene a casa sua, e a non portare i suoi riflettori nel Chiapas.
Ma chi è il giudice Garzón? Ecco le tabelle con i dati raccolti dall'autore: in quasi un ventennio su un totale di 324 indagati, 163 sono stati condannati e 161 assolti. E fino a dicembre 2005 erano 136 i processi sospesi a tempo indeterminato o in fase di istruttoria. Tuttavia la popolarità di Garzón non è finita dimezzata come le sue inchieste: dal 1988 al 2005, sui due principali periodici spagnoli, El País ed El Mundo, assieme ai lanci dell'Agenzia Efe, ci sono ben 39.768 citazioni su di lui, con una presenza nei telegiornali che dal 1993 è sempre in salita.
Non si ferma nemmeno davanti ai suoi vecchi colleghi del ministero degli Interni: tenta di impallinare con dieci anni l'ex ministro numero uno Barrionuevo che, però, nel 2002 viene completamente assolto assieme a Corcuera dall'accusa di avere rubato fondi statali. Ma lui prende bene la mira sugli ex compagni del Psoe che, dopo avere abbandonato l'avventura politica e rindossata la toga, chiama a giudizio. Naturalmente riesce a far condannare, per non smentire le percentuali, solo tre dei sei imputati. Garzón impara a non replicare a chi lo accusa di braccare solo per ripicca i suoi ex compagni del Psoe.
L'autore scrive: «È un supergiudice che misteriosamente ha resistito a ogni attacco e indagine, sopravvivendo a tutti quei magistrati che furono costretti a lavorare sotto pressione e, dopo passi falsi, rinunce, sanzioni e, addirittura, carcerazioni come il giudice barcellonese Luis Pascual Estevill arrestato per furto, sgombrarono il campo alla sua ascesa. Il giudice Javier Gómez de Liano, che sgomitava con lui per un posto sotto i riflettori, venne tradito ed espulso dalla carriera giudiziaria: non c'era spazio per due protagonisti».
Gli sono state attribuite qualità professionali senza paragoni: freddo e instancabile, dice di dormire solo tre ore a notte, ma per molti è più che un «juez estrella», solo un potente riflettore del circo, abile esibizionista e spietato giustizialista. «In aula Garzón è del tutto indifferente a ciò che dice il suo interlocutore come fosse annoiato, ma si scuote e ringalluzzisce prontamente quando l'imputato inciampa, si contraddice, come provasse un forte piacere nel vedere la sua preda annaspare» scrive Sánchez Soler citando El País e continua con una dichiarazione che Garzón rilasciò candidamente a El Mundo: «Il mio unico interesse è che non si parli né bene né male di me».