Tra le foibe e l’esilio il dramma dei giuliano-dalmati

Il 10 febbraio cerimonie commemorative per onorare la memoria di tante vittime

Maria Luisa Bressani

Il 10 febbraio ricorre la II Giornata del Ricordo a livello nazionale per non dimenticare 10mila italiani uccisi dai partigiani comunisti di Tito e l'esodo di 350mila giuliani e dalmati dalle loro terre. In Liguria è la IV giornata e la legge regionale 29/2004 è stata anticipatrice di quella nasionale. La data rievoca il Trattato di Pace del 10 febbraio '47 (il Diktat) a seguito del quale l'Italia dovette cedere alla Jugoslavia i suoi Territori nord-orientali.
La celebrazione, venerdì prossimo alle 16, presso l'Aula del Consiglio della Regione, in tre momenti: interventi di Ronzitti e Orsi (presidente e vice-presidente del Consiglio) e il professor Caludio Eva; presentazione degli studenti vincitori della V edizione del concorso regionale scolastico per le medie superori con in premio un viaggio su un itinerario significativo: Foiba di Basovizza, Risiera di San Sabba, Rovigno, Fiume e Pisino; Fulvio Mohoratz, presidente Anvgd di Genova, presenta la targa «Premio Ernesto Bruno Valenziano per i benemeriti nella difesa della verità e della giustizia per i Giuliani e Dalmati, vittime di crimini contro l'umanità e privati della propria Terra e della propria identità».
Altre manifestazioni a corona di questa giornata: a Rapallo, il 9 alle 15, prima della conferenza in Comune, nella piazza Martiri delle Foibe davanti al cimitero San Pietro verrà deposta una corona al monumento L'Infoibato, mani scavate nella nera ardesia protese verso la sommità bianca, scolpito da Rosi Maccaronio. Mani evocative come se dall'interno di una foiba cercassero luce e che agli istriani fanno rivivere gli avvenimenti descritti nel libro Bruno Artusi e gli esuli da Pola di Lino Vivoda.
Artusi fu il primo sindaco del Libero Comune di Pola in esilio e la più grossa comunità di esuli polesani dopo quella di Trieste si formò a La Spezia: molti di essi vi giunsero con il piroscafo Toscana e per otto anni restarono alloggiati nella Caserma Ugo Botti. Storicamente Pola non era mai appartenuta alla Jugoslavia ma con il Diktat in trentamila (il 90% della popolazione) partirono via mare. A marzo, con l'ultimo viaggio del Toscana, 600 profughi giunsero ad Ancona dove «insultati dai comunisti - come scrive L'Arena di Pola - salgono in fretta sui vagoni merci diretti alla Caserma di La Spezia».
Dai titini quel 10 febbraio '47, a Pola, nella notte, così racconta Vivoda, era stata spenta una luce: «La bianca, luminosa stella d'Italia che splendeva sul Municipio venne sostituita nel buio silenzio notturno dalla rosseggiante stella jugoslava innalzata sul tetto più alto. Rosso simbolo del sangue polese sparso dall'occupatore balcanico, sangue d'infoibati, sangue di deportati, naufraghi del Campanella, mitragliati mentre annaspavano nell'acqua con le mani legate dal filo di ferro, sangue della strage di Vergarolla».
Sull'eccidio di Vergarolla, 18 agosto 1946, parole illuminanti di Piero Tarticchio nel suo Storia di un gatto profugo (appena edito da Silvia Editrice): «In una soleggiata giornata estiva avvenne un atto terroristico mai rivendicato. Durante una manifestazione nautica di stampo patriottico nove tonnellate di tritolo contenute in mine subacquee, accatastate sulla riva come residuati bellici, disinnescate da tre squadre di artificieri, per effetto di una mano criminale che le riarmò, detonarono in devastante esplosione. Morirono 110 persone, giovani e bambini... Fu per gli istriani un chiaro segnale: andate via!»
Tarticchio, che in famiglia ebbe sette infoibati tra cui il cugino del padre don Angelo, uno dei primi martiri della furia slava nell'ottobre del '43, ha scritto questo libro per le scuole dopo la constatazione che di 31 testi adottati nelle medie e superiori due soli trattavano a fondo la questione giuliana.
Altre manifestazioni del Ricordo: a Imperia, l'11, con una corona saranno onorati i «Martiri delle Foibe», seguirà Conferenza dello storico Marco Pirina; a Genova, il 18 (ore 10) la IV Circoscrizione Val Bisagno a Staglieno ricorda con un cippo «coloro che perirono in condizioni atroci nelle Foibe...»; seguirà alle 10.30 nel Centro Civico (in via Bobbio 21), un convegno con la partecipazione di Arrigo Petacco, dell'assessore Borzani, di Radman (Anvgd di Genova), di Ballarini, (Società Studi Fiumani), di Ricci (Istituto Storico della Resistenza). Non potrà partecipare Gianni Oliva, che scrisse in Foibe, analizzando le conseguenze politiche derivanti dal trattato di pace, che al governo, per non mostrare la sua debolezza nella questione giuliana, convenne il «silenzio storico»: «La chiarezza sulle foibe venne così sacrificata all'opportunità politica di rimuovere il problema triestino e istriano».