«La folle superbia che sta dietro a quella scelta»

Egregio dottor Massimiliano Lussana, abbagliati dalla fosforescenza delle defunte ideologie, molti non fanno più caso alla discendenza delle calamità sociali da vizi capitali. A quanti non chiudono gli occhi, è tuttavia evidente che causa delle morti bianche non è il generico capitalismo ma la concreta avarizia degli imprenditori, mentre le stragi del sabato sera non sono imputabili all’astratto disagio giovanile ma a quella intemperanza, che è incoraggiata e promossa da una cultura perversa, intitolata al «vietato vietare».
Di conseguenza sono buone leggi quelle intese a prevenire le sciagure dei cantieri e delle strade ora multando e penalizzando gli imprenditori che, per avarizia, violano le norme di sicurezza, ora gli automobilisti che, per intemperanza, si ubriacano o si drogano prima di assumere la guida del loro veicolo.
Fonte delle buone leggi è, infatti, l’intenzione di migliorare la qualità della vita mettendo un freno ai vizi, vere cause del disordine e delle sofferenze generate dal disordine. Sarebbe parodistica una legge intesa a premiare o incoraggiare il vizio, cioè a promuovere il disordine e il malessere.
Fatto salvo il principio di solidarietà, è lontana dall’ombra del dubbio la certezza che la denatalità (fortemente incrementata dall’abortismo) pone l’esigenza dell’immigrazione compensativa e però causa disagio e malessere alla società nazionale.
D’altra parte è certa la relazione della decisione abortiva con la delirante albagia, radice di tutti i vizi che degradano e avvelenano l’esistenza.
L’esistenza di un tale legame è confermata dalla definizione del concetto di autodeterminazione della donna, proposta dai fautori della legge abortista al tempo della campagna referendaria.
Il potere di decidere per la vita o per la morte del nascituro, in quella definizione, era collegato all’idea che il feto non accettato dalla madre fosse un semplice grumo di cellule. Si riteneva, pertanto, e si dichiarava disinvoltamente, che l’accettazione della madre trasforma il grumo di cellule in un nascituro avente diritto alla vita.
Nessuno può negare che decidere della vita o della morte di un essere umano innocente, sciorinando argomenti assurdi, sia una pretesa alimentata dalla più folle superbia. Solo la tracotante contorsione dell’ipocrisia può sostenere che la legge abortista è concepita a salvaguardia della vita. Solo un salto logico può atterrare sulla conclusione che si uccide il feto per tutelare la vita delle madri, altrimenti condannate a ricorrere al ferro delle mammane o ai cucchiai d’oro dei medici indegni.
Applicata coerentemente l’illogicità degli abortista persuaderebbe, infatti, ad assegnare ai poliziotti il compito di reggere la scala dei ladri d’appartamento, visto che talora i ladri scalatori muoiono a seguito di cadute.
I giusnaturalisti cattolici, pertanto ringraziano il laico Giuliano Ferrara, che ha liberato una questione di vitale importanza dal ghetto, in cui era stata relegata dall’arroganza dei laicisti e dalla pusillanimità dei clericali senza princìpi. Grazie della cortese ospitalità e cordiali saluti.
Avv. Emilio Artiglieri
presidente di «Una Voce»

direttore rivista «Tradizione»
Dr. Antonio Gatti
medico chirurgo
Pierfranco Malfettani
storico
Prof. Tommaso Romano
presidente sindacato scrittori della Sicilia
Dr. Piero Vassallo
presidente sindacato scrittori del Nord-Ovest
Avv. Luigi Torre
Dr. Raffaele Francesca
scrittore
Avv.ti Massimo e Federico Mallucci