Follini mette in riga tutta l’Udc apre al Ppe e frena il partito unico

Respinta la proposta di elezione indiretta del segretario. A luglio Congresso confermato

Francesca Angeli

da Roma

No all’elezione indiretta del segretario. No al rinvio del Congresso, che si terrà dunque dall’1 al 3 luglio. No al partito unico, meglio parlare di Partito popolare europeo. Ovvero sostanzialmente sì alla linea del segretario Marco Follini. Il Consiglio nazionale dell’Udc tra borbottii, mozioni di minoranza e qualche dissenso approva la mozione di maggioranza e la relazione di Follini con tutti i voti a favore tranne uno, l’astenuto Emerenzio Barbieri. Il clima non è proprio idilliaco ma in sostanza Follini si prepara ad affrontare il Congresso nazionale rafforzato dal voto del Consiglio.
L’opposizione interna che esprime due mozioni di minoranza non riesce a fare fronte comune e finisce per fare un bel buco nell’acqua. La prima mozione presentata da Nino Cristofori e sostenuta dal ministro per i Rapporti col Parlamento, Carlo Giovanardi, chiede lo slittamento in autunno del congresso e un approfondimento della questione della nascita di un soggetto unico con le radici nel Ppe. Prende venti voti favorevoli contro cinquanta contrari. L’altra mozione, che pone in modo più radicale la questione della democrazia interna e dell’elezione dei delegati ed è presentata dal questore del Senato, Marco Cutrufo, guadagna trenta voti su novanta ma tra i favorevoli non c’è Giovanardi che invece vota la mozione di maggioranza. Perché, spiega il ministro, «il segretario ha fatto un’apertura sul Ppe nella sua relazione». Spiegazione che lascia perplessi alcuni colleghi e ne irrita altri, specialmente i fedelissimi di Follini. Mauro Libè respinge la tesi secondo la quale Follini avrebbe espresso un punto di vista nuovo rispetto al partito unico come «una fesseria sesquipedale» mentre Luigi Maninetti, vicecapo gruppo dell’Udc alla Camera, parla di «un consiglio nazionale surreale che ha rivelato una vigliaccheria imbarazzante: c’è stata gente che ha montato grandi polemiche sui giornali e non ha avuto neanche il coraggio di votare».
Comunque un problema di democrazia interna per Follini non esiste. «Credo di essere un segretario mite, fin troppo mite» dice il segretario dell’Udc che nella sua relazione però dimostra di avere idee chiarissime. Sul partito unico del centrodestra prima di tutto, che per Follini è una prospettiva che, al momento, non appare «condivisibile». Oltretutto, osserva il leader centrista, il partito unico è «un ossimoro» ovvero una contraddizione in termini. Soprattutto per un ex democristiano, si potrebbe aggiungere, che semmai è abituato a fare il contrario. Assolutamente necessario dunque, prima di pensare a un nuovo soggetto politico, affrontare subito le questioni interne nel congresso da rimandare soltanto di una settimana per motivi tecnici, ovvero per non sovrapporlo alla visita del Papa al Quirinale. Poi Follini respinge con forza la proposta di Giovanardi, ovvero quella di eleggere il segretario in modo indiretto, attraverso il consiglio nazionale. «Se così fosse, non sarei disposto a ricandidarmi», taglia corto Follini.
L’applauso convinto che conclude l’intervento del segretario dimostra secondo il vicepresidente del Ppe, Lorenzo Cesa che Follini non è né in difficoltà né sotto pressione. «L’Udc non è un partito di camerieri al servizio di cause altrui e farà il suo congresso come previsto e farà sentire la sua voce» dice Cesa.
Ma è probabile che molti nodi tornino al pettine durante il congresso. Prima di tutto potrebbero esserci candidature alternative a quella di Follini, come annunciano lo stesso Cesa e il ministro della Funzione Pubblica, Mario Baccini. Il primo nome da contrapporre a quello di Follini è proprio quello di Giovanardi che dal canto suo si dice pronto a ripresentare al Congresso tutte le proposte bocciate ieri: l’elezione indiretta del segretario e l’organizzazione su base regionale del partito. «Un congresso per essere democratico deve avere più di un candidato», conclude la mosca bianca Barbieri, unico astenuto.