La Fondazione non è un’invenzione

Lo scopo è quello di diffondere la tradizione del Grifone

Caro Lussana, rispondo volentieri alla richiesta di chiarire alcuni aspetti che mi sembrano rilevanti nell’ambito del dibatitto che si è aperto non solo all’interno del così detto popolo rossoblù, ma anche, più in generale, nella società civile e nella collettività giuridica. Se mal non ricordo, venerdì 25 novembre, l’amico Gianluca Fois ha svolto alcune considerazioni preoccupate circa la possibilità e i pericoli della partecipazione delle istituzioni al consiglio di indirizzo della Fondazione. La simpatia politica nei confronti degli attuali vertici, per me assolutamente inesistente, non può, tuttavia, fare velo ad un’analisi che, di fronte ad uno strumento destinato a durare assai a lungo, nel tempo, deve essere affrontata sulla base di tale criterio. La Fondazione non è un’invenzione della premiata ditta Preziosi-Carbone-D’Angelo. È uno strumento ben noto alla dottrina giuridica e ampiamente approfondito dalla giurisprudenza. Grandissimo merito della dirigenza genoana e dei suoi consulenti è di averne compreso la portata e averla applicata ad un caso specifico (società calcistica fortemente radicata nel costume e nella storia di una città) come mai era stato fatto prima. Qui sta il colpo di genio.
Come è stato già affermato, la fondazione, per il diritto civile, è la stabile organizzazione predisposta per la destinazione di un patrimonio ad un determinato scopo di pubblica utilità. Questo può essere di natura assistenziale, culturale, scientifico o simile. Nel nostro caso, come emerge dalla bozza di statuto che è stata diffusa, lo scopo, che ben può essere definito di natura culturale, è quello di sviluppare ed incrementare nel mondo i valori positivi che la storia, la tradizione, il radicamento sociale, collegano al Genoa. Orbene, la giurisprudenza afferma che l’art. 18 della costituzione, nel sancire il diritto dei cittadini ad associarsi liberamente e senza autorizzazioni per fini che non sono vietati dalla legge penale, riconosce, di fatto, che il fine lecito e superindividuale perseguito attraverso la fondazione è un interesse sociale meritevole di protezione giuridica, riconducendolo al rango di diritto costituzionalmente protetto.
Quindi, se vi è il diritto alla nascita, non può che riconoscersi un altrettanto forte diritto all’integrità del patrimonio morale che si è inteso tutelare con la costituzione dell’ente. Nel nostro caso, ed in questo senso, deve intendersi la partecipazione gratuita delle istituzioni locali, nel senso, cioè di rendere il valore Genoa patrimonio della collettività e viceversa, in un rapporto biunivoco, la città e l’ambiente elemento fondamentale del Genoa. Questo intende dire il Presidente quando parla di staccare la genoanità. E questo, per concludere, è l’esatto contrario della monetizzazione del marchio. Mi auguro che queste brevi osservazioni concorrano a far chiarezza su un argomento affrontato, spesso, con superficialità o, talora, in malafede. Angelo Onorato Freda