Fondi, è crisi per il quarto anno di fila

da Milano

Continua la crisi dei fondi italiani, in regresso per il quarto anno consecutivo: è questo il dato che emerge dell’indagine dell’Ufficio studi di Mediobanca, giunta alla diciassettesima edizione, sui fondi comuni e Sicav nel nostro Paese. Il rapporto fotografa una situazione decisamente in contrasto con il contesto europeo e mondiale: nei principali Paesi, infatti, la consistenza dei patrimoni dei fondi nazionali rispetto al Pil, contrariamente a quanto accaduto in Italia (meno 23 punti tra il 1999 e il 2007), è cresciuta, ad esclusione della Spagna, dove è diminuita di 10 punti, e della Germania (meno 1,3 punti).
D’altra parte, prosegue l’indagine di Mediobanca, i risultati dei fondi italiani sono insoddisfacenti e stabilmente al di sotto di quelli assicurati da investimenti alternativi senza rischio. Negli ultimi 10 anni, per fare un esempio, un impiego in Bot avrebbe reso un punto annuo in più di quello in fondi: la perdita patrimoniale complessiva, come mostra la tabella, è stata del 12,7% (anche se sull’ultimo quinquennio la situazione migliora). Se l’industria del risparmio gestito, osserva Mediobanca, non è capace di assicurare rendimenti superiori a quelli ottenibili da un semplice impiego in Bot non si vede la ragione della sua esistenza. Così, il deflusso nel 2007 ha superato i 43 miliardi, nuovo record negativo.
Ma da dove derivano i risultati insoddisfacenti dei fondi? Dai costi elevati, è la prima risposta; le commissioni di gestione sono al 2,3% per gli azionari, all’1,7% per i bilanciati e all’1,1% per gli obbligazionari. Ossia, rispetto alla media dell’industria americana i costi degli azionari sono 2 volte e mezzo, quelli obbligazionari il doppio. Un altro elemento negativo è l’eccesso di rotazione: il portafoglio, in media, viene totalmente movimentato ogni otto mesi, per le azioni il tempo si riduce a sei mesi. La media statunitense per il comparto azionario è pari a due anni. Si tratta quindi di enti che non investono con prospettive di medio-lungo termine (come si auspicava all’atto della loro nascita, all’inizio degli anni ’80), ma con intenti speculativi di breve periodo. Ma anche i fondi pensione hanno registrato rendimenti mediocri. Addirittura, i fondi pensione aperti sono andati in «rosso» per 20,6 milioni, a causa di 73 milioni di perdite su negoziazione di titoli di Stato e obbligazioni, oltre ai costi di gestione singolarmente elevati. Per i fondi negoziali il conto economico si è invece chiuso in utile per 163 milioni, ma il rendimento è stato pari alla metà di quello del Tfr, a cui dovrebbero costituire un’alternativa: 1,6% contro il 3,1% al netto d’imposte. Eppure, il livello dei costi in questo caso è irrisorio, anzi nel 2007 sono addirittura diminuiti del 2 per cento: il problema, sottolinea ancora una volta Mediobanca, è nel basso rendimento degli impieghi.
Non per nulla, nel 2007 i costi di gestione addebitati ai fondi sono diminuiti del 9,2%, ma i patrimoni gestiti si sono ridotti del 10,9 per cento. I fondi italiani, infine, si distinguono per la bassa incidenza dell’impiego azionario: meno del 20% contro la media europea del 41 per cento.