Formazione pescata dal sacchetto della tombola

(...) alla squadra del cuore affinché potesse sopravvivergli in tutta dignità. Ora io non so se da lassù il grande Paolo abbia dato un'occhiata al primo tempo di Sampdoria-Sassuolo e francamente spero di no: spero che una tale lezione di calcio, una tale umiliazione tecnico-tattica subita ad opera del Sassuolo - ripeto Sassuolo, non Barcellona - il Presidente se la sia risparmiata. C'erano però in tribuna Mannini e Lombardo, due dei campioni che con Mancini e Vialli, Vierchowod e Pagliuca, Cerezo eccetera hanno punteggiato gli straordinari successi calcistici ottenuti in 14 anni e 3 mesi di presidenza da Paolo Mantovani: uno scudetto, una Coppa Coppe, una Supercoppa Italiana, 4 Coppe Italia, 12 finali disputate ai massimi livelli nazionali e internazionali; il tutto - incredibile a dirsi - giocando per 3 anni «in casa», in vista del mondiale di Italia 90, nel più che dimezzato cantiere del Ferraris! C'erano Mannini e Lombardo, domenica in tribuna a Marassi, e non volevano credere che fosse tutto vero. Dalle stelle alle stalle. Ciò che non merita una tifoseria resa ampia, allegra, esemplare dal grande Paolo, che dando una scossa al nostro infingardo «maniman» permise alla Sampdoria di inserirsi prepotentemente nell'asse di ferro TO-MI-RO al punto da metterne in discussione e anzi in crisi la supremazia tradizionale. Era un calcio diverso, in cui pesavano molto meno tivù, procuratori e concorrenza internazionale, e insomma nel calcio d'oggi Paolo Mantovani avrebbe probabilmente dovuto fermarsi qualche gradino più giù. Ma come può la famiglia Garrone, enormemente più potente della famiglia Mantovani, accettare simili umiliazioni dopo essersi autogratificata dell'indiscusso merito di avere riportato all'onore del mondo una Sampdoria raccolta sull'orlo del baratro?
L'organico è quello che è, apparentemente forte per la B, in effetti incompleto. Ma l'allenatore? Mi piaceva all'aspetto. Mi ha tremendamente deluso. Atzori ha dato finora l'impressione di fare la formazione pescando i numeri dal sacchetto della tombola. Per capire che quest'organico privo di instancabili cursori di fascia dai piedi buoni può fornire in via esclusiva una squadra impostata su un accorto «4-4-2» che utilizzi di volta in volta i migliori nei rispettivi ruoli (a cominciare da Piovaccari), non serviva un tecnico laureato a Coverciano, bello di cento panchine a livello professionistico: bastavano un po' d'esperienza e altrettanto buonsenso. La dimostrazione è venuta nella ripresa anti Sassuolo, col provvidenziale recupero del salvifico «4-4-2» al posto del più sciagurato «rombo» che mi sia stato dato di vedere. Tanto è bastato per negare alla splendida squadra di Fulvio Pea (quello che vinse tutto ciò che c'era da vincere alla guida della Primavera blucerchiata...), imperniata sul ghanese Cofie che ricorda Vieira, le ampie praterie sulle quali aveva brillantemente scorrazzato. E comunque se è venuto il pari è stato per i 20 minuti finali di Piovaccari, il più forte e completo attaccante attualmente in organico che guai per Atzori se non viene finalmente utilizzato da titolare.
Notazione a margine con salto di barricata. Per Vieira-Cofie, devastante vatusso di vent'anni e mezzo, farei un pacco-dono di Kucka, Veloso e Constant. Non dico d'altronde cosa farei dell'Airone e del Cammello se avessi sottomano i 19 anni di Bisontino-Boakye. Pleonastico purtroppo aggiungere che al popolo genoano piacerebbe poi goderseli a lungo, quei due ghanesi extra strong, in maglia rossoblu...