Forse il killer dei coniugi di Brescia ha lasciato altre tracce di sé. Analisi del Ris sull’auto del nipote alla ricerca di terriccio tipico del passo del Vivione, dove sono stati recuperati i resti Gatti non cede: «Un complotto contro di me» L’incon

Il legale: nutro perplessità sui testimoni. Qualcuno dice di averlo visto anche in città

nostro inviato a Brescia
Guglielmo Gatti sembra un pugile alle corde: si difende a oltranza e sferra cazzotti quasi a caso più per disperazione che per colpire. Al suo avvocato ripete di essere innocente, continua a dire che altri avevano le chiavi della villetta di via Ugolini 15, dove Aldo e Luisa Donegani sono stati uccisi e squartati, ma non dice neanche al suo legale chi possano essere: «Gatti ha fornito elementi che possono portare a capire chi sono».
Non cede, comunque, l’unico indagato per il duplice delitto. Nel tentativo di scrollarsi di dosso le accuse della procura convinta che sia lui l’assassino e il macellaio degli zii, Guglielmo nega tutto, come ha fatto sin dal primo giorno. Ieri ha avuto un colloquio di due ore con il suo legale, Luca Broli: «L’ho trovato battagliero. Si trova sempre in uno stato fisico decisamente provato anche se in condizioni migliori rispetto all'ultimo incontro avuto sabato mattina. In certi momenti mi è sembrato stupito e disperato al tempo stesso, ma non ha alcuna intenzione di arrendersi. Non è una persona stupida, è intelligente e s’immagina quello che sta accadendo fuori, sa del massacro mediatico contro di lui». È stato Broli a dirgli che cosa è successo negli ultimi tre giorni. Gli ha raccontato soprattutto del sangue degli zii trovato nel suo garage. Gatti si è mostrato sorpreso: «Ha detto che non si spiega il perché. Non capisce. Se pensa che qualcuno voglia incastrarlo? Sì, lo pensa». Per tutto il tempo Guglielmo ha ribadito la sua estraneità alla vicenda: «Ha detto di essere assolutamente innocente, ha ripetuto di non essere mai stato nei luoghi nei quali è stato visto. Poi ha fornito anche elementi con riferimento ai suoi spostamenti, e che costituiscono per ora elementi riservati. Comunque ha delineato con chiarezza e lucidità tutti i suoi spostamenti e ha fornito elementi che se confermati oggettivamente porterebbero a un cambio di scenario». Dove sia stato nelle ore in cui è stato consumato il delitto e il sezionamento dei cadaveri non viene mai specificato. Forse non ricorda ancora bene Guglielmo, forse deve ricostruire bene tutto quanto. «Certo non è stato sulla luna in quelle ore - dice il suo avvocato - e quindi è possibile che ci siano persone che abbia incrociato o con cui si sia accompagnato». La difesa lavora alla ricerca di eventuali testimoni di parte che parlino dell’alibi di Gatti, che raccontino dove e per quanto tempo, fra il 30 e 31 luglio e il primo agosto, Guglielmo sia stato visto.
Mentre la difesa cerca dei testi in grado di scagionare l’indagato, si prepara a chiedere l’istanza di scarcerazione al tribunale del Riesame e sospetta della validità delle dichiarazioni delle persone che accusano il nipote dei Donegani. «Sull'attendibilità delle ultime testimonianze non nego di avere perplessità», racconta Broli. Si riferisce a chi avrebbe sentito Guglielmo trascinare i cadaveri fuori dalla villetta: «Sono stato in via Ugolini e basta starci per pochi minuti per rendersi conto che non si vede e non si può sentire nulla». Gatti continua a negare anche di aver pernottato all’hotel Giardino di Breno. Ma anche ieri, l’albergatrice ha ripetuto di averlo visto: «Si è presentato come un cliente qualunque, nulla ha destato in me sospetto. Era una persona normalissima. C’ero solo io a quell'ora, l'ho ricevuto e ho segnato la sua presenza nel registro dell'albergo, che ora è sotto sequestro». Il registro dell’hotel è nelle mani della procura di Brescia che continua a lavorare per cercare gli altri elementi contro Gatti. Ieri è stata una giornata particolare: gli inquirenti hanno escluso che Luisa De Leo fosse ancora viva quando l’assassino ha cominciato a sezionarne il cadavere. In mattinata, poi, la Guardia di Finanza è andata a caccia del negozio nel quale sarebbero state comprate le cesoie con cui sono stati sezionati i corpi di Aldo e Luisa Donegani. Sono stati passati al setaccio tutti i centri specializzati in utensili, in particolare quelli della catena Obi, gli unici a vendere quel tipo di cesoie. E forse il negozio giusto è stato individuato alla perifera della città, nella zona di Mandolossa a Brescia, non distante dalla villetta dei coniugi Donegani. Lì è stato accertato che due cesoie identiche a quelle usate per il delitto sono state vendute qualche settimana fa. Ci sarebbe anche lo scontrino. Nel frattempo a Parma i Ris hanno analizzato l’auto di Guglielmo Gatti alla ricerca di elementi che confermino la sua presenza sul passo del Vivione (pollini tipici del posto). A Brescia, invece, è tornata in pista l’ipotesi di un complice: voci parlano di alcune tracce di sangue trovate nel garage di via Ugolini. Non sarebbero né di Aldo, né di Luisa. Per inchiodare Gatti la procura avrebbe altri indizi pesanti, forse addirittura il più pesante: il Dna prelevato da alcune tracce di liquidi organici trovate o sulle cesoie o sui sacchi neri in cui erano contenuti i cadaveri.