Fracci in ballo per il Sì: «I benefici della scienza sono un disegno divino»

«Il progresso può arrivare dove la natura è stata infausta»

Piera Anna Franini

da Milano

Ha calzato come un guanto i ruoli della donna eterea, lirica, fatata: ha consegnato alla storia una Giselle da manuale. Nella vita, però, questa icona del ballo che è Carla Fracci è donna pugnace e volitiva, pronta a dire la sua anche quando le questioni oltrepassano i confini dell’arte. Sul referendum del 12 e 13 ha idee molto chiare e le espone con la sua consueta ferma pacatezza.
«Certo che andrò a votare: non domenica perché sarò di ritorno dalla Turchia per spettacoli con la compagnia dell’Opera di Roma, ma lunedì mattina. Voterò quattro sì. Andrò alle urne con mio marito Beppe Menegatti, parenti e amici».
Non la spaventano alcuni quesiti?
«Sono quesiti molto importanti, però la mia lunga esperienza di vita ha fatto sì che potessi acquisire un certo tipo di conoscenza. Posso contare sulla frequentazione di situazioni vissute in tutte le parti del mondo: ho visto tante famiglie consolidarsi grazie alle possibilità offerte dalla ricerca e dalla scienza. È chiaro che orbitando nel mondo del teatro si viva questo problema ancor più da vicino e quindi abbia maturato un’opinione personale».
Che cosa, anzitutto, promuove a pieni voti?
«La fecondazione assistita. Ho visto il 99% per cento dei casi risolversi positivamente, non si possono spiegare i benefici avuti da chi è stato allietato dalla nascita di un bimbo seppur nato in modo, diciamo, non proprio naturale».
Si tratta di conoscenze dirette?
«Sì, sono persone splendide, e quindi a maggior ragione mi chiedo perché negare questi diritti».
Spesso è fuori Italia. Ha avuto modo di discutere del problema con colleghi stranieri?
«La nostra posizione è guardata molto duramente. E poi, se fior di nostri scienziati, gli onori d’Italia, alludo ai vari Umberto Veronesi, Rita Levi Montalcini, Renato Dulbecco... sostengono che i benefici che si otterranno da queste cose saranno numericamente più vasti dei supposti malefici, allora perché votare no?».
A questo punto meglio astenersi?
«Vedo nell’astensione la figura tremenda di Ponzio Pilato. Preferirei sapere che più del 50% è a favore del no, sarebbe un giudizio accettabile e democratico. L’astensione mi ricorda il grigiore degli ignavi».
Cosa più le spiace di ciò che il referendum sta alimentando?
«In famiglia siamo sconvolti da quello che è successo, da ciò che è stato detto da pulpiti. Vado in chiesa ogni domenica, faccio dire le messe per i morti... sono credente e praticante, ma domenica è stato durissimo ascoltare il discorso politico fatto dall’altare».
Cosa dice a chi sostiene l’inconciliabilità del sì del 12 e 13 con il credo religioso?
«Ritengo che la scienza possa arrivare là dove la natura è stata infausta. Benefici della scienza che fanno sempre parte di un disegno divino. L’aggettivo “infausta” mi rammenta Faust che vende l’anima e si trasforma in Mefistofele. Quando si chiede all’essere supremo cosa succederà a Faust, lui dice: è salvato. Cioè era un disegno del divino. Dio fa un grande dono a Faust, lo salva».