Frosinone, sequestrato acciaio radioattivo importato dalla Cina

Trenta tonnellate di acciaio inossidabile contaminato da cobalto importate dalla Cina sono state sequestrate dai carabinieri a Frosinone. Erano giunte in Italia a maggio

Frosinone - Trenta tonnellate di acciaio inossidabile radioattivo importate dalla Cina sono state sequestrate dai carabinieri del nucleo di tutela dell’ ambiente. Il materiale, insieme ad altre 350 tonnellate inerti, è giunto lo scorso maggio nel porto mercantile di Spezia, proveniente dal più grande impianto siderurgico al mondo di proprietà della società cinese Tysco, destinato a un'importante società italiana che lo ha lavorato e messo in commercio. Il nome delle fonderie italiane che lo hanno trattato non è stato reso noto. Trattandosi di materiale semilavorato e non di rottame metallico destinato agli altiforni, la legge non prevede che sia sottoposto a preventivi controlli radiometrici prima di essere sdoganato. Successive verifiche sugli scarti di lavorazione, hanno permesso di scoprire la contaminazione da cobalto-60 dei laminati destinati alle diverse produzioni industriali (camini, serbatoi, pulegge, tramogge, cappe e ciminiere). La contaminazione, secondo gli investigatori, è probabilmente dovuta alla accidentale fusione durante il ciclo di lavoro di una sorgente radioattiva "orfana". Si definiscono "orfane" le sorgenti radioattive che sfuggono dal controllo delle autorità. L’Italia è il secondo Paese in Europa, dopo la Germania, per lavorazione di rottami metallici importati.

Cina La presenza di sorgenti radioattive "orfane" (frequenti in Oriente e anche in Est Europa) nei carichi di rottami metallici destinati alle fonderie rappresenta un aspetto particolarmente importante nel quadro della protezione ambientale dato che sono destinate a contaminare il prodotto finito e a venire in contatto con gli utilizzatori finali. Con ogni probabilità l’impianto cinese produttore ha fuso una o più sorgenti radioattive di cobalto-60 le cui caratteristiche chimico-fisiche lo portano a legarsi perfettamente con il metallo fuso rendendolo radioattivo. Sorgenti di cobalto sono usate nelle acciaierie per misurare lo spessore dei refrattari che rivestono gli alti-forni. In caso di sfruttamento eccessivo degli impianti e in assenza di adeguata e costosa manutenzione può accadere che le sorgenti si fondano con l’acciaio. Parte del materiale, dopo essere stato lavorato, è stato di nuovo esportato e si troverebbe ora in Croazia, Turchia, Egitto, Polonia e Kazachistan. L’Interpol è stata allertata.

Prodotti finiti Considerato lo spessore e le qualità dell’acciaio in questione, si legge nel comunicato dei carabinieri, esso può essere utilizzato solamente per lo produzione di impianti industriali, o parte di essi: "Wi esclude quindi in modo assoluto che esso sia stato impiegato nella realizzazione di oggetti destinati all’uso domestico (pentole, posate, reti di letti, lavabi) o di largo impiego come auto o elettrodomestici. Il pronto recupero dell’acciaio radioattivo, sia questo commercializzato che quello ancora in giacenza consentono di escludere ipotesi di danni per la salute dei lavoratori, della popolazione e dell’ambiente".