Fucilati e sepolti vivi davanti a un bambino

Un partigiano non risparmia gli ex compagni

Pietro G. Oddone

Nell’ambito della nostra narrazione è utile il racconto dei fatti che portarono alla cattura e all’esecuzione sommaria di militari della Repubblica Sociale Italiana che, in funzione anti-partigiana, avevano avuto l’incarico di unirsi a bande irregolari per controllarne i movimenti e neutralizzarle.
Il 14 settembre 1944, 33 militari in abito borghese tentarono di infiltrarsi in territorio partigiano. L’operazione era stata pianificata dal maresciallo Peters che dirigeva l’Ufficio Antiribelli del comando della Polizia Ss della Casa dello Studente in Genova e che partecipò all’azione. Gli altri 32 militari erano italiani della X Mas (tra i quali il guardiamarina Allori), della Gnr (tra i quali il tenente Croner, comandante del distaccamento Gnr dislocato alla Casa dello Studente) e dell’Esercito (Angelo Rivera, sergente maggiore).
Secondo la testimonianza del padre di un caduto gli appartenenti alla X Mas erano 18, 13 quelli della Gnr ai quali evidentemente era stato aggregato il Rivera. Il gruppo partì alle ore 22 del 13 settembre da Genova con un autocarro che li trasportò in Val Borbera. Inoltratisi nei monti furono fermati dai partigiani. Scoperti per la confessione di un marinaio che aveva insospettito i partigiani e che fu isolato, interrogato e minacciato di morte, furono tutti passati per le armi il 15 settembre, tranne il Peters, che riuscì a fuggire, il militare che aveva rivelato l’identità del gruppo e il tenente Croner successivamente scambiato con partigiani prigionieri.
Ventinove furono fucilati in località Erchi. Significativa è la testimonianza di un testimone oculare allora tredicenne, che vide come si svolsero i fatti.
Accompagnati, a due a due legati, sull’orlo di 2 fosse scavate da loro stessi venivano falciati a colpi di mitra, 15 in una fossa, 14 nell’altra, coperti con poche palate di terra, vennero sentiti lamentarsi per ore finché la morte liberatrice non venne. Le esecuzioni furono operate da uomini del distaccamento Castiglione della Brigata «Oreste», comandata da Tigre (Gino Tasso), su ordine del Comando di Brigata, in presenza del Comandante Scrivia (Aurelio Ferrando) e del Vice Comandante Carlo (G.B. Lazagna). Per proposta di Marco (Giuseppe Balduzzi) capo del Sip della Divisione, fu stabilito di «mantenere vivi per il momento i tre capi onde avere maggiori notizie sullo spionaggio anti-partigiano». Chiaro esempio di giustizia militare....
Tale episodio è rimasto radicato nella memoria degli abitanti del paese di Vigoponzo che assistettero ai fatti narrati suscitando in loro sentimenti di orrore e di ripulsa verso chi così crudelmente infierì su quelle povere vittime di una guerra combattuta non sul campo dell’onore ma in una cornice degna di un fosco medioevo. Furono esumati l’8 novembre 1945 e sepolti nel cimitero di Vigoponzo l’8 dicembre successivo dove più tardi venne eretto dai parenti, un cippo a loro ricordo. Il guardiamarina Allori, trasferito al campo di concentramento partigiano di Bogli, frazione di Ottone (PC), venne fucilato dopo circa un mese di prigionia. Successivamente i resti di Vigoponzo, furono traslati nella Cripta della Rsi a Staglieno.
Don Marino Basso, parroco di Vigoponzo, scrisse nel registro dei morti dell’anno 1945 quanto segue: «Dell’anno 1945 non ci fu in parrocchia nessun morto, però ad perpetuam rei memoriam faccio la presente nota. Il giorno 21 aprile, i partigiani hanno portato il cadavere di un maggiore (ucciso a Ponte Curone) generale germanico che fu seppellito nell’angolo a destra in fondo al cimitero. Il giorno poi 8 dicembre furono seppellite le salme di 29 fucilati dai partigiani il 15 settembre 1944 in località Erchi e sepolti nel nostro cimitero in una fossa comune dietro la croce centrale del cimitero. Questo a memoria degli avvenimenti succeduti in questa epoca». I caduti dei quali conosciamo i nomi sono, oltre al Rivera ed all’Allori, i marinai Catellani, Galiffi, Mentasti, Russo, Toni e Pasquenti della X Mas, il brigadiere Storace ed i militi Di Terlizzi e Roveta della Gnr. Giacomo Catellani e Francesco Toni sono stati inseriti nei caduti partigiani combattenti della III Brigata Liguria.
Probabilmente furono catturati durante il rastrellamento detto «della Benedicta», che distrusse appunto la III Brigata Liguria, e incorporati nei «Risoluti» o in altro reparto repubblicano. A questo proposito è importante la testimonianza del partigiano Francesco Rivara (Bruno) pubblicata alle pagg. 169/172 del III volume «Cronache militari della Resistenza in Liguria» del Gimelli. «Al mattino, mentre si procedeva per l’inoltro dei prigionieri, dalle file di questi due voci mi chiamarono; avvicinatomi riconobbi due elementi che avevano fatto parte con me della 3a Brigata Liguria in III Zona, 1° distaccamento alle Capanne Superiori. Io ero al terzo. Avevano scelto male, vennero fucilati assieme agli altri».
Vi fu tra l’altro in questo paese un esempio di giustizia, inusuale a quei tempi, dal Comando di Battaglione Casalini che stabilì la pena di morte per due sbandati, un ufficiale americano precipitato nel corso di un’incursione aerea su Novi Ligure e un giovane tortonese, rei confessi di aver aggredito il sacerdote don Marino, parroco di Vigoponzo, spacciandosi per partigiani del Casalini, e di averlo depredato dei pochi averi e degli arredi sacri della Madonna. I due, che per l’occasione confessarono varie rapine, tra cui un furto ai danni del Comune di Vobbia, vennero giudicati dal tribunale partigiano alla presenza della popolazione del paese e fucilati. Nel 1994 l’Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi della Rsi ha posto nel Cimitero Comunale di Vigoponzo, in accordo con l’Autorità Comunale del luogo, una lapide che ricorda il triste evento ed ogni anno onora i caduti con una messa e la deposizione di fiori sulle fosse che contenevano i corpi, ancora aperte e mai rinchiuse e dove ancor oggi non cresce vegetazione. Essa recita: I percorsi di 29 soldati della Rsi di diversa provenienza si sono indissolubilmente fusi con la memoria di queste colline in una giornata di fine estate il 15 settembre 1944 qui le loro giovani esistenze hanno incontrato la storia. Il loro ultimo sguardo ha abbracciato la dolcezza di questo paesaggio, lo sguardo sgomento degli abitanti li ha accarezzati ed è nel ricordo di un bambino allora undicenne e in una fossa mai più rinchiusa nel bosco vicino. Dernice 15 settembre 1944 - 15 settembre 1994
Una semplice croce di legno campeggia su ognuna delle fosse a ricordo del fatto e nella sua nudità resta a monito verso chi, sulle tombe dei caduti partigiani, altrettanto degne di essere ricordati, erge monumenti ben più vistosi e solenni.