Fuga di massa dal Medio Oriente: per i cristiani è rischio estinzione

L’altro ieri l’appello di Ratzinger: "Non lasciate questa terra". Ma un
secolo fa erano un quinto della popolazione, oggi sono ridotti a un
misero 5%

Dall’Irak metà della popolazione cristiana è fuggita di fronte alla violenze. In Libano non dominano più il Paese e in molti si sono trasferiti per sempre all’estero, a cominciare dalla Francia. Nella stessa secolare e vicina Turchia, che vuole entrare in Europa, sono sempre più dei paria. Pure a Gerusalemme, dove nel 1948 i cristiani erano un quinto degli abitanti, ora sono ridotti a uno striminzito 2 per cento. Il Papa in visita nella Terra Santa lo ha detto a chiare lettere parlando di «tragica realtà». Ai piedi del monte degli Ulivi ha denunciato «la partenza di così numerosi membri della comunità cristiana negli anni recenti».
In Medio Oriente un secolo fa il 20% della popolazione era cristiana. Oggi i fedeli di Cristo si sono assottigliati al 5 per cento, secondo il New York Times di ieri. «Benché ragioni comprensibili portino molti, specialmente giovani, ad emigrare, questa decisione reca con sé come conseguenza un grande impoverimento culturale e spirituale (...)» ha ribadito Benedetto XVI. «Desidero ripetere quanto ho detto in altre occasioni: - ha sottolineato il papa due giorni fa - nella Terra Santa c’è posto per tutti». Purtroppo la terra di Abramo e di Cristo si sta svuotando dei discepoli del Messia come nemmeno ai tempi precedenti alle crociate.
«Temo un’estinzione dei cristiani in Irak e nel Medio Oriente» ha tuonato Jean Benjamin Suleiman, l’arcivescovo cattolico di Bagdad. Circa la metà del milione e 400mila cristiani che vivevano in Irak se ne sono andati dall’invasione alleata del 2003. All’inizio li avevano presi di mira accusandoli di collaborare con gli americani. Poi i cristiani sono finiti stritolati nella guerra confessionale fra sciiti e sunniti. Chiese bombardate, rapimenti e religiosi barbaramente uccisi hanno segnato l’esodo dei cristiani. Nella zona nord, attorno a Mosul, i tagliagole di Al Qaida si sono accaniti contro i preti. A marzo dello scorso anno è stato rapito e ucciso l’ultimo arcivescovo.
Tra i palestinesi i cristiani avevano in passato posizioni di rilievo all’interno delle organizzazioni guerrigliere e nelle istituzioni di autogoverno. Da Gaza un esponente radicale di Hamas, l’ala fondamentalista islamica, ha osteggiato la visita del Papa in Terrasanta. La fuga dei cristiani riguarda pure la Cisgiordania, dove governa il presidente Abu Mazen, che ieri ha accolto Benedetto XVI a braccia aperte. Guerra e crisi economica favoriscono l’esodo. A Betlemme, dove sorge la Chiesa della Natività, i cristiani sono un terzo degli abitanti: per secoli erano stati l’80 per cento.
In Libano, dove sono un quarto della popolazione, hanno perso per sempre la loro antica posizione dominante. Il “nuovo” che avanza è rappresentato da Hezbollah, il partito armato della comunità sciita legato all’Iran. In Egitto il 10% di cristiani copti sono sempre più messi ai margini. Invece un tempo i cristiani erano ricchi e rispettati. Anche nella moderata Turchia, che vuole entrare in Europa, ci sono problemi. Un secolo fa erano milioni, ma oggi i cristiani raggiungono a malapena le 150mila anime. In Parlamento o fra le gerarchie militari non c’è un solo cristiano. La violenza nei confronti della comunità e dei preti, da parte di fanatici musulmani, è in aumento. Lo stesso presidente turco, Abdullah Gül, ha trascinato in tribunale un parlamentare che lo “accusava” di avere origini cristiane. Come se la fede in Cristo fosse un’offesa. Si sta peggio in Arabia Saudita, dove non si possono costruire chiese per legge. Negli altri Paesi del Golfo Persico i cristiani sono i lavoratori stranieri (soprattutto filippini) che non potranno mai ottenere la cittadinanza, perché vengono considerati dei paria. www.faustobiloslavo.com