Fuga dalla Sicilia, al Nord per un day hospital

Ogni anno quasi 50mila pazienti chiedono di farsi curare in altre regioni. E nell’isola sovente si opera in piccoli centri senza strutture d’emergenza

Enza Cusmai

Tre vite spezzate in tre ospedali siciliani. Tre storie ancor più dolorose perchè riguardano piccoli pazienti, uno di nove mesi, gli altri due di undici e dodici anni. Tre morti sospette che aspettano giustizia o quanto meno chiarezza. I primi due bambini non hanno avuto neppure il tempo di essere operati: sono morti a causa dell’anestesia. La bimba di 12 anni invece era stata operata per un appendicite e un’emorragia postoperatoria l’ha stroncata. Eventi drammatici che si sono consumati in soli sei giorni.
Coincidenza? Fatalità? Oppure in Sicilia gli ospedali sono davvero poco sicuri? La risposta la offrono gli stessi siciliani che non sono molto affezionati alle loro aziende ospedaliere. In migliaia preferiscono affrontare i disagi di un trasferimento, prendere treno o aereo, per farsi operare al Nord. Costi quello che costi. Anche solo per un giorno.
Una dettagliata radiografia della sanità isolana è stata fatta dall’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane coordinata dal professor Pietro Folino Gallo dell’università Cattolica di Roma. E i dati non sono incoraggianti. Ogni anno migrano quasi 49mila pazienti che si fanno ricoverare nelle strutture ospedaliere del Nord. La meta preferita dei siciliani è la Lombardia molto gettonata anche per i day hospital: quindicimila all’anno.
Dunque, la sfiducia per le cure sanitarie ospedaliere è rilevante, a prescindere dai casi di malasanità. C’è da chiedersi dunque perché la gente scappa dagli ospedali dell’isola. Poco personale, pochi medici o posti letto? Niente di tutto questo. Il problema vero riguarda soprattutto la scarsità di strutture specialistiche associata alla disorganizzazione che spesso dilaga negli ospedali siciliani. Qualche esempio. Esistono ancora molti piccoli ospedali, come quello della provincia di Messina per esempio, con meno di 120 posti letto che vantano però un’alta percentuale di posti letto in chirurgia generale. Un controsenso. Gli esperti dicono infatti che queste strutture sono poco economiche ma soprattutto poco sicure perché sprovviste di macchinari tecnologicamente all’avanguardia e necessari soprattutto nei casi di emergenza. In pratica in quelle piccole realtà locali si eseguono interventi complessi che non dovrebbero essere effettuati in mancanza di certe sofisticate strutture tipo la terapia intensiva. Altro aspetto caratteristico della sanità siciliana e quello della presenza di un elevato numero di aziende ospedaliere: due per ogni provincia. Il Veneto, tanto per fare un paragone, ne vanta due ma in tutta la regione, a Padova e a Verona. La differenza è che in Veneto le strutture contano almeno 1.600 posti letto e sono dotate di ogni genere di macchinari, nelle aziende ospedaliere siciliane, invece, i posti letto sono 460 in media e i macchinari latitano. Abbonda invece il personale sanitario. E questo ricade anche sulle degenze, spesso inutili, lunghe e costose. La mania di ospedalizzare è alta, 270 pazienti ogni mille abitanti: la media ideale è di invece di 180. Il tasso di ospedalizzazione in età pediatrica, tra uno e 14 anni è inoltre molto alto: 94 per mille rispetto alla media nazionale di 74.