Fuksas, il sonno dell’architetto genera mostri

DOPPIO FLOP Nega tutti i principi dell’edilizia religiosa e in più è un respingente per i turisti

Finalmente ho capito perché Massimiliano Fuksas ha bocciato il piano casa di Berlusconi: il cemento vuole usarlo tutto lui. L’ho scoperto guardando la sua cosiddetta chiesa che verrà ufficialmente inaugurata oggi a Foligno: un cubo alto quasi ventisei metri, interamente composto da calcestruzzo armato a vista. In confronto una centrale nucleare è molto più leggiadra. L’impatto della colata di cemento firmata Fuksas è ancora più sconvolgente vista l’ubicazione: il cuore dell’Umbria verde, che adesso però dovrà chiamarsi Umbria grigia. L’ecomostro di Foligno, non riesco a definirlo in altro modo perché chiamarlo chiesa è una bestemmia e c’è il rischio di incappare nell’ira di Dio, è una enorme pubblicità negativa, un colossale respingente per turisti. Basta osservarlo per pochi secondi, anche solo in foto, anche solo su internet, e se hai prenotato una vacanza in regione immediatamente telefoni per disdirla. Meglio una camera con vista sul Petrolchimico di Marghera: è più romantica.
Foligno in passato ha subito prove anche più dure: i bombardamenti a tappeto della Seconda guerra mondiale, il terremoto del ’97... Ma nessuna di queste disgrazie era stata auspicata e benedetta dal vescovo in carica, mentre invece oggi pomeriggio sarà proprio monsignor Sigismondi a incensarla. Con gran corteggio di personale ecclesiastico. Io prego che nelle ultime ore un angelo si avvicini all’orecchio del presule e gli suggerisca l’inopportunità della cosa: in quel cubo non si debbono celebrare messe, casomai esorcismi. Dubito che gli amici lettori abbiano voglia di leggere mie lunghe disquisizioni su architettura sacra e teologia: io con l’ecomostro di Foligno ho perso la pazienza, non vorrei la perdeste anche voi.
Per sintetizzare al massimo posso dirvi che il cubo di Fuksas è in esplicita polemica con il Vangelo, il Catechismo della Chiesa Cattolica, l’Ordinamento del Messale Romano, il magistero di Papa Benedetto XVI. Scusate se è poco. Il suo minimalismo «fa scappare l’anima», come dice il filosofo James Hillman. La carenza di immagini si configura come un boicottaggio all’Incarnazione, il concetto cruciale di Dio che si fa uomo, di Dio presente. Qui invece Dio è assente, lontanissimo, invisibile, e infatti se stessi parlando di una moschea, e se al posto del vescovo venisse inaugurata da un imam, l’intera faccenda avrebbe più senso (l’islam non tollera che Dio venga raffigurato, al contrario del cristianesimo che lo esige). Il cubo di Foligno sembra la versione ingrossata e grigiastra della Kaaba, luogo sacro islamico, meta dei pellegrinaggi alla Mecca. Sembra e magari lo è.
Sapete come fanno le archistar? Quando le idee scarseggiano e l’ispirazione langue il progetto bocciato da un committente viene riciclato altrove. Basta cambiargli nome e qualche gonzo lo si trova sempre. Meglio se è un gonzo cieco, o almeno ipovedente, impossibilitato a notare alcuni difettucci. Ad esempio: il Crocifisso che fine ha fatto? Un cubo è un cubo e un cubo, senza un Crocifisso, non una chiesa. E nel cubo di Foligno il Crocifisso non si vede, per l’appunto. Con le offerte dei cattolici (ridatemi indietro l’otto per mille! e le monete che ogni domenica metto nel cestino!), con la distratta approvazione della Cei (in tutt’altre faccende affaccendata), Fuksas è riuscito a erigere un tempio a se stesso e al nulla. Non per niente l’architetto romano viene confidenzialmente chiamato Fuffas.
Chi ha letto il suo (e non solo suo) appello contro il piano casa berlusconiano ne ha notato l’assoluta inconsistenza. Tuonava contro «l’anarchia progettuale che non rispetta il contesto», proprio lui che il contesto lo prende a colpi di betoniere. Carlo Ripa di Meana, battagliero difensore del paesaggio italiano, ha parole durissime contro il terzetto di illustri firmatari: «Gregotti deve vergognarsi per lo Zen di Palermo, Gae Aulenti per piazzale Cadorna a Milano, Fuksas per le Nuvole dell’Eur, che si trasformeranno in un deposito di guano perché non si capisce come sia possibile lavarle. Sono tre vecchi imbrattatori dell’Italia, farebbero meglio a riporre l’arroganza e starsene un po’ calmi». Dove passa Fuksas non cresce più l’erba e purtroppo non sono più i tempi di Leone Magno che fermò Attila sulle rive del Mincio mostrandogli la Croce. Il nostro amato Papa Benedetto è un grande teologo e un grande liturgo ma per troppa mitezza non ha ancora tirato le orecchie a certi burocratini della Cei, che per farsi belli ai convegni affossano la devozione. Volete i nomi? Eccone uno, don Giuseppe Russo, responsabile nazionale dell’edilizia di culto, grande sponsor (coi soldi nostri) del cemento di Fuksas e degli altri architetti nichilisti che disseminano le periferie italiane di cattedrali dell’apostasia, luoghi somiglianti a banche, a Ikee, a multisale, a palasport, ad aeroporti, a bowling, a qualsiasi cosa tranne che a una chiesa. Mai un campanile, ad esempio. Impossibile che l’aggiornatissimo don Giuseppe non abbia letto l’importante rivista di architettura in cui il cubo di Foligno ancora in gestazione veniva definito, per elogiarlo, «criptico, chiuso, astratto». Quindi non lo si può perdonare, sapeva benissimo quello che stava commissionando. «Criptico, chiuso, astratto» non sono aggettivi compatibili con un edificio del culto cattolico, per sua natura aperto, cordiale, rivolto a tutti. Sono invece perfetti per descrivere una loggia massonica, un carcere di massima sicurezza, un impianto per la cremazione dei cadaveri.