FUORI LA CHIESA DAGLI OSPEDALI

Caro Massimiliano Lussana, questa volta ti scrivo per esprimere un parziale dissenso in un intervento generoso e onesto sulle qualità dell'Ospedale Gaslini.
Il discredito propalato da un settimanale fa parte del degrado che alcuni colleghi stanno realizzando nella professione giornalistica, così vitalmente legata alla ricerca onesta e dalla comunicazione limpida della verità. Quello che dici dei medici e dell'ambiente, compresa la stima delle intenzioni dell'arcivescovo, mi trova in totale accordo.
Dov'è allora il parziale dissenso? Nel fatto che ho spesso richiamato da molti anni: la presenza con poteri amministrativi, di ministri della fede, in istituzioni che ricevono dallo Stato, insieme a poteri e vantaggi vari, anche direttive contrarie ai comandamenti, costituisce un grave equivoco per le coscienze già molto tormentate e confuse dei cristiani. A questo si aggiunge la scarsità di uomini e tempo a servizio della vita specificamente spirituale dei cristiani.
E ancora: si lascia pensare che i laici cristiani, medici, infermieri e famiglie, non siano, come lievito evangelico, i veri garanti dell'onesto corso della vita delle istituzioni di tutti. E vediamo come i clericali della politica già stanno svendendo la loro primogenitura per le lenticchie più o meno democratiche. Sappiamo, in ultimo, della sinergia maligna imposta al Galliera e all'Evangelico sul tema di aborti e sperimentazioni che violano la legge naturale. Che il presidente della Conferenza episcopale italiana si trovi in questa equivoca situazione non è più coonestato dalle buone intenzioni, che lastricano anche l'inferno. Grazie del coraggio di verità sempre dimostrato nel comunicare questa mio antico dolore, rimasto solitario e senza riscontri.
*Teologo