Fuorilegge un edificio su due: ecco la mappa delle aule a rischio

Il rapporto di Legambiente. Il 50% degli istituti è privo del certificato di "agibilità statica". In almeno 10mila casi la sicurezza è ai limiti di guardia. L'appello di Napolitano: "Interventi di manutenzione urgenti, situazione inquietante" 

Serve una tragedia per accendere i riflettori sull’edilizia scolastica e per far intervenire pure il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che parla di «inquietanti interrogativi sulla sicurezza». Ma non è una novità. La sicurezza nelle scuole rimane la Cenerentola delle politiche locali. Per rendersene conto basta snocciolare i numeri presentati da Legambiente nel suo rapporto «Ecosistema scuola 2008». E scoprire, per esempio, che in circa 10 mila edifici scolastici (il 24% del totale) servono interventi di manutenzione urgenti. In soldoni, uno neostudente ha grosse possibilità di ritrovarsi in un edificio vecchio (il 52,82% è stato costruito prima del 1974, anno in cui la legge ha stabilito i criteri di edilizia antisismica), privo di manutenzione (solo il 47,11% ha goduto d’interventi di cura straordinaria negli ultimi cinque anni e il 23,62% necessita d’interventi urgenti) e con bassa possibilità di avere strutture sportive (36,5%) .
Non è finita. In tre casi su quattro, la scuola è collocata in una zona ad alto rischio sismico (75,04%) e la metà delle volte non ha il certificato di agibilità statica né quello di prevenzione incendi. In Piemonte, regione dove ieri è crollato il soffitto di una scuola, la non agibilità statica sale al 62%.
Ma esistono città che hanno le scuole più sicure e con servizi di qualità? Sì, sono le piccole province, quasi interamente del Nord. La palma d’oro se l’aggiudica Prato seguita da Asti, Forlì, Livorno, Biella, Parma, Macerata, Siena, Verbania e Mantova. Al sud, si difendono bene solo Lecce (14°) e Vibo Valentia (20°). «Tra le grandi città - spiega l’associazione ambientalista - Torino (24°) e Roma (26°) continuano a lavorare per scuole più vivibili, mentre a metà classifica si posizionano Napoli (53ª) e Milano (55ª). Palermo migliora rispetto all’anno scorso e si piazza 69ª, chiudono la classifica alle ultime tre posizioni Genova, Sassari e Catania».
Se poi analizziamo gli istituti delle scuole superiori scopriamo che gli edifici di nuova costruzione non sono in aumento. E quelli di Firenze e Venezia sono i più vecchi e pericolosi. Ma la manutenzione urgente, che interessa quattro scuole su dieci in queste città d’arte, latita. Anzi, negli ultimi due anni gli interventi straordinari sono diminuiti del 71%. Come dire, dopo Torino, ci potrebbero essere dei casi di tragedie annunciate.
Fin qui i numeri di Legambiente. Ma la mappa nazionale delle scuole non è esaustiva. Il campione riguarda 94 comuni e 51 province e interessa 42mila edifici scolastici in cui vivono 9 milioni di persone. Per avere un quadro più dettagliato servirebbe l’Anagrafe nazionale scolastica, in gestazione da anni e inspiegabilmente ancora non conclusa. Lo sanno bene al ministero dell’Istruzione che hanno obbligato le regioni a fornire i dati il prima possibile. «A gennaio dovremmo avere tutto il quadro nazionale completo» spiega Gianni Bocchieri, della segreteria tecnica del ministro Gelmini, che tiene precisare il lavoro già svolto sul discorso sicurezza nelle scuole per cui è stato stanziato oltre un milione di euro. «Abbiamo ripartito agli enti locali 300 milioni di euro per il piano sicurezza che attualmente erano fermi. La stessa cifra sarà distribuita nel 2009». Altri fondi sono deliberati negli scorsi giorni. «Nel decreto di conversione del maestro unico abbiamo stabilito di rendere strutturale per l’edilizia l’edilizia scolastica, il 5% del programma delle infrastrutture strategiche – aggiunge Bocchieri – inoltre abbiamo recuperato 100 milioni di fondi pregressi non spesi». Quanto al rischio sismico, Bocchieri aggiunge che il governo Berlusconi ha previsto un intervento straordinario e immediato per 100 scuole su cui veglierà, per evitare speculazioni, un soggetto attuatore. Altri fondi. Il 19 novembre una pre - riunione del Cipe è stato istituito un fondo per le regione del Sud e sono stati stanziati ben 480 milioni da investire per le infrastrutture della scuola, come palestre e laboratori, informatica in testa. Insomma, il governo si è dato da fare e non ha aspettato che piovesse in testa la tegola della scuola di Torino per reagire.