G20, la Cina punta i piedi ma l’accordo c’è

Concluso il summit a Parigi: individuati i "parametri spia" per prevenire altre crisi anche se
Pechino impone l’esclusione delle riserve valutarie. Tra gli indicatori
anche debito e risparmio privato. Tremonti: "La tesi italiana è
diventata posizione comune"

É stata una discussione «franca e talvolta tesa», come ammette il ministro delle Finanze francese Christine Lagarde (nella foto con Giulio Tremonti). Ma alla fine i Paesi del G20 trovano un accordo di compromesso sul monitoraggio reciproco degli squilibri economici globali, con l’obiettivo di prevenire nuove crisi in futuro.

Al termine di due giorni di trattativa a Parigi, i ministri finanziari dei principali Paesi avanzati e di quelli emergenti (che contano insieme per l’85% del Pil mondiale) stilano un elenco di «indicatori-spia» che potranno segnalare gravi rischi in arrivo. «Non è stato facile trovare un’intesa», dice ancora la Lagarde. Spalleggiata dagli altri «Bric», Brasile, Russia e India, la Cina si è opposta fino all’ultimo all’utilizzo dei tassi di cambio e delle riserve in valuta per misurare gli squilibri. Alla fine si è trovato il compromesso: il comunicato finale del summit definisce «prioritario» che i tassi di cambio rifettano i fondamentali di ciascuna economia; ma di riserve valutarie non c’è traccia.
Entro aprile il G20 si accorderà su come misurare gli squilibri «in termini di debito pubblico e deficit di bilancio, risparmi privati e debito privato, bilancia commerciale e flussi d’investimento, prendendo in considerazione - si legge nel testo del comunicato conclusivo - i tassi di cambio, le politiche fiscali e quelle monetarie». La Cina, però, chiarisce di non aver intenzione di rendere più flessibile il cambio dello yuan, almeno nell’immediato.

L’inserimento dei parametri sul risparmio e il debito privato rappresenta una soddisfazione per l’Italia. «Parigi - commenta Giulio Tremonti - val bene una messa: è passata la tesi giusta, che per inciso è quella italiana. La stabilità del sistema è valutata con vari parametri, da debiti pubblici, ma anche i debiti privati. In questi mesi - aggiunge - c’è stata la tendenza a considerare importanti le cose pubbliche e a ignorare quelle private, come se tutte le colpe fossero dei governi, e tutte le virtù delle banche e della finanza. É passata una linea che considera tutte le cose nell’insieme; adesso non è più una tesi italiana, ma una posizione di tutti i governi. Ora - conclude il ministro dell’Economia - anche l’Europa dovrebbe considerare gli stessi indicatori: se sono buoni per il G20, dovrebbero andar bene per l’Ecofin».

Tremonti ricorda, inolre, che sta andando avanti anche la discussione sulla speculazione riguardo le materie prime.
Tra gli scontenti sull’esito del vertice, il direttore generale del Fondo monetario internazionale. «Sulla supervisione bancaria si è fatto molto poco», dice Dominique Strauss-Kahn, deluso dal fatto che non siano state decise le tasse sulle banche discusse in questi mesi. Il Financial stability board, guidato da Mario Draghi, emanerà entro giugno le raccomandazioni sulla regolazione e la vigilanza del sistema bancario «ombra». Comunque, il Fondo includerà «al più presto» lo yuan nel paniere dei diritti spaciali di prelievo (la «moneta» del Fmi); però la moneta cinese deve diventare «più convertibile».

Il comunicato finale del G20 analizza l’andamento dell’economia internazionale: la ripresa globale si sta facendo più solida, ma non è priva di rischi e «procede ancora in maniera disomogenea». Secondo il Fmi, la Cina resta la locomotiva del mondo con una crescita 2011 stimata nel 9,6%; per gli Usa si prevede un +3%, per l’Europa un più modesto 1,5%. Nell’Eurozona, spiega il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, la ripresa procede, ma non si può escludere che l’inflazione acceleri: «Le pressioni dei prezzi dell’energia devono essere prese sul serio», osserva. Mentre Tremonti conferma che non si è parlato della successione alla Bce. Del resto, non si tratta della sede giusta per un argomento eclusivamente europeo.