G8, la procura: "Scajola non risulta indagato" Case, lista Anemone: una raffica di smentite

Nel <strong><a href="/interni/inchiesta_g8_lista_anemone_fa_paura_vip_berlusconi_non_e_tangentopoli_fuori_chi_sbaglia/13-05-2010/articolo-id=444957-page=0-comments=1">pc sequestrato all’imprenditore</a></strong> c’era la lista segreta di tutti i lavori e gli affari svolti per conto di politici, giornalisti e funzionari pubblici: <strong><a href="/interni/dalla_capitale_circeo_tutti_facevano_corte_costruttore_rampante/13-05-2010/articolo-id=444953-page=0-comments=1">leggi i nomi</a></strong>. Mancino: &quot;Da Anemone non mai ricevuto regali&quot;. E Bertolaso: &quot;Tutto pagato regolarmente&quot;. La politica si divideCicchitto: &quot;Un massacro&quot;. Ma Bersani: &quot;Andare fino in fondo&quot;<br />

Perugia - Ora sono in molti a tremare nei palazzi della politica: nell’inchiesta della procura perugina sugli appalti spunta una lista di nomi, che sarebbe stata sequestrata dalla Guardia di Finanza in un computer di Diego Anemone nel 2009. Un elenco di oltre 350 nomi tra cui politici, alti funzionari dello Stato e vertici delle forze di polizia che avrebbero usufruito dei lavori eseguiti dalle imprese del gruppo Anemone. E nell’elenco vi sarebbero non solo i nomi dei potenti, ma anche l’indicazione dei lavori eseguiti in alcuni dei più importanti palazzi del potere e in diverse caserme. "Il signor Anemone non mi ha fatto alcun regalo", ha dichiarato il vicepresidente del Csm Nicola Mancino. Smentita anche dal capo della Protezione civile, Guido Bertolaso: "Tutto pagato regolarmente".

Procura: "Scajola non è indagato" La procura di Perugia "prende atto senza fare valutazioni di alcun tipo" della decisione dell’ex ministro Claudio Scajola di non testimoniare domani davanti ai pm che indagano sugli appalti per i Grandi eventi. Il procuratore facenti funzioni Federico Centrone ha confermato che la posizione di Scajola rimane quella di persona informata dei fatti. Il magistrato non ha voluto aggiungere altro in merito alla decisione annunciata ieri sera dal legale dell’ex ministro. In ambienti giudiziari perugini si sottolinea comunque come, in base al codice, per un parlamentare chiamato a deporre non possa essere comunque disposto l’accompagnamento coatto. La deposizione - secondo quanto si è appreso - era stata inoltre sollecitata da Scajola stesso e non disposta dalla procura perugina.

La difesa di Mancino A seguito della mia nomina a ministro dell’Interno nel 1992 vennero commissionati dal Sisde all’impresa del signor Diego Anemone lavori di messa in sicurezza dell’appartamento da me allora abitato in locazione a Roma in corso Rinascimento 11. "Si trattò essenzialmente della blindatura di porte e di finestre - ha puntualizzato Mancino - nel 2004-2005 una volta trasferitomi in via Arno, feci eseguire, a mie spese, - ha proseguito il vicepresidente - modesti lavori di messa in opera di due librerie a muro e di un armadio anch’esso a muro: fu naturale per me rivolgermi ad un’impresa che godeva della fiducia d’istituzioni prestigiose, e perciò dava garanzie di affidabilità". Mancino ha poi precisato che, "quando la società del gruppo Pirelli, proprietaria dell’immobile di corso Rinascimento, mise in vendita gli appartamenti, io acquistai quello da me locato, intestandolo a mia figlia". "Successivamente - ha concluso - per comprare un appartamento in via Arno mia figlia ha venduto quello di corso Rinascimento, mentre mia moglie ed io abbiamo venduto il nostro appartamento di Avellino".

Bertolaso: "Tutto pagato regolarmente" I lavori eseguiti dalle imprese di Diego Anemone nell’abitazione di Guido Bertolaso sono stati "regolarmente pagati", così come i lavori svolti dalle ditte dell’imprenditore nelle sedi del Dipartimento di via Ulpiano e via Vitorchiano, sono stati fatti "in assoluta armonia con la normativa vigente e sulla base delle iniziative di competenza delle stazioni appaltanti" e cioè del Provveditorato alle Opere Pubbliche di Roma. Il capo della protezione civile smentisce anche di possedere un appartamento a via Giulia - "ha utilizzato un appartamento posto nelle sue disponibilità da un amico" - e, per quanto riguarda i lavori per il G8 alla Maddalena, ribadisce che "l’azione capillare di contenimento delle spese" intrapresa dal Dipartimento "ha consentito un risparmio per le casse dello Stato pari a oltre 200 milioni".

Silvestri: "Nessun rapporto con Anemone" Il professore Gaetano Silvestri, giudice costituzionale, smentisce ogni "illazione" sulla presenza del suo nome nel "libro segreto". "In relazione ad alcune illazioni comparse su organi di stampa, il giudice della Corte costituzionale Silvestri - si legge in una nota della Consulta - dichiara di non conoscere e di non aver mai conosciuto il Signor Anemone; di non possedere e di non aver mai posseduto immobili di qualunque genere a Roma". E "auspica che il proprio nome non venga più accostato a vicende alle quali è totalmente estraneo".

Il Pdl: "No a liste di proscrizione" Una nuova lista di proscrizione. Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera, commenta così la la lista segreta di clienti di Diego Anemone pubblicata oggi da alcuni quotidiani. "Siamo in una situazione per un verso paradossale per un altro verso gravissima: prima vengono offerti in pasto elenchi di nomi poi, chissà quando, verranno fatte le indagini. Nel frattempo - prosegue - ogni nome è offerto al massacro mediatico, indipendentemente dalle ragioni per cui esso si trova nel computer di Anemone. Ovviamente il segreto istruttorio è praticamente annullato da tempo e in compenso ci troviamo di fronte all’ennesima lista di proscrizione". Daniele Capezzone invece parla di stillicidio: "La politica ha certamente il dovere di essere pulita, e di assumere tutte le contromisure più utili per contrastare efficacemente ogni disonestà e opacità. Su questo non deve esserci il minimo dubbio. Ma, con la stessa chiarezza, va pronunciato un netto 'no' a qualunque tentativo di delegittimazione complessiva della politica, che sembra in atto per la solita via mediatico-giudiziaria".

Bersani: "La corruzione dilaga" "Bisogna andare assolutamente a fondo", ha commentato il segretario del Pd, Pierluigi Bersani. "Con tutta evidenza non si tratta di una somma di casi ma di un meccanismo che ha origini in un’intenzionalità politica di allargamento di appalti riservati e fuori gara in un’applicazione distorta delle direttive comunitarie", ha continuato Bersani negando cautele o timori del Pd rispetto all’inchiesta.