Gaffe su Federica Spagna costretta a fare le scuse

Pace fatta tra Barcellona e Roma dopo che un esponente dell’esecutivo
ha accusato l’Italia di puntare sulla morte della ragazza per distrarre
l’opinione pubblica. Una telefonata e arriva il chiarimento. Frattini: "Doverosamente il governo catalano ha fatto marcia
indietro"

nostro inviato a Barcellona
Fuori dalla scuola. O meglio, dentro la «loro» scuola. I bambini e i ragazzi, diciamo certi bambini e certi ragazzi, cioè «solo» quelli provenienti dall'Africa e da alcuni Paesi dell'Est più poveri, in età compresa tra gli otto e i diciotto anni, non potranno frequentare le stesse scuole dei loro coetanei spagnoli. Curiosa idea, quella partorita nella democratica Spagna, specializzata, ultimamente, a dar lezioni di democrazia all'Italia. Accade in Catalogna, dove la Generalitat ha deciso di aprire a settembre quattro centri di educazione speciali «al margen de la red educativa», cioè fuori dalla normale rete scolastica, riservati ai giovani immigrati. Con un simpatico eufemismo il governo catalano ha battezzato questa iniziativa «Espacios de Bienvenida Educativa». Ma gli eufemismi in casi simili non contano. Contano i titoli dei giornali, per esempio quello de El Pais: «Cataluna segregarà a los niños africanos»,la Catalogna segregherà i bambini africani. E altri titoli, che poi, per quelle strane analogie che solo la lingua spagnola offre, sarebbero gli insulti delle varie associazioni umanitarie che difendono i diritti degli immigrati.
«Sarà un beneficio per gli alunni che si trovano catapultati in un ambiente estraneo e anche per la gran parte degli insegnanti che spesso sono costretti a faticare non poco per farsi intendere», si giustifica candidamente il consigliere dell'Educazione, Ernest Maragall. Ma non ci crede nessuno, probabilmente neanche lui, se è vero come è vero che è rimasto basito dalla durissima reazione di tutte, nessuna esclusa, le associazioni già impegnate nell'opera di integrazione dei loro connazionali, immigrati in Spagna. Contro il provvedimento hanno infatti deciso di scendere in piazza l'Asociation de Trabajadores, dei lavoratori pachistani e quella degli Equadoregni in Catalogna, preoccupate che il provvedimento possa essere il primo paletto per discriminare, in un futuro molto prossimo, comunque tutti gli immigrati che giungono in Spagna da Paesi, fuori dalla Ue. In prima fila, nella protesta, l'Associazione catalana dei residenti senegalesi che parla apertamente di «razzismo» e bolla l'iniziativa come «segregadora y discriminatoria».
I primi centri si apriranno nella Casa de la Caridad a Reus (Tarragona) e a Vic (Barcellona) in due ex collegi. In quelle aree la maggioranza degli immigrati, oltre il 20 per cento, proviene dall'Africa. Ma, evidentemente, non sembra così bienvenida.