Gamberale: benvenuto il «pubblico» nelle Tlc

Con riservatezza e discrezione da quasi sei mesi la Guardia di finanza di Milano sta passando al setaccio i conti di Telecom Italia con un’ imponente verifica fiscale che si estende sui bilanci e le operazioni straordinarie compiute dal 2002 ad oggi. C’è quindi una certa attesa per i risultati che le Fiamme Gialle formalizzeranno alla conclusione di questo lavoro capillare che spazia dalle attività di scorporo e fusione Olivetti/Telecom e Seat Pagine Gialle (scorporo e cessione della partecipazione in Seat) sino alle consulenze e relative fatture emesse dalle controllate. A partire da Telecom Brasile. Secondo quanto si apprende i quattro militari, che ogni giorno bussano in sede e che occupano un ufficio cortesemente messo a disposizione dalla stessa azienda (che offre collaborazione ai finanzieri in verifica), stanno lavorando seguendo particolari filoni. Si era partiti nell’inverno scorso affrontando il mancato o parziale pagamento della tassa per «la concessione governativa dovuta sugli abbonamenti della telefonia mobilie stipulati con amministrazioni pubbliche diverse da quelle statali». Forti delle verifiche compiute in Wind (dove sono stati riscontrati mancati pagamenti per 44 milioni di euro) e in H3G, la verifica vuole accertare se Tim abbia pagato questa imposta e se vi siano stati abusi nei parametri, per sborsare meno al fisco, tra contratti e tariffari ad uso privato e utenza ufficio.
Ben presto si è passate alle operazioni straordinarie. Quelle su Tim sembra non abbiano destato particolare interesse mentre quelle su Olivetti e Seat potrebbero rappresentare elementi anche elusivi. Ma bisognerà attendere le conclusioni della verifica fiscale. Un altro capitolo è costituito dalle spese per la sicurezza, con la miriade di rapporti intessuti tra Telecom e la galassia di società italiane ed estere dell’investigatore fiorentino Emanuele Cipriani. Qui l’azienda ha fornito la più ampia collaborazione ma dato che è pendente l’indagine della procura di Milano, molti documenti sono già sotto sequestro dall’autorità giudiziaria.
Infine, uno dei capitoli che potrebbe prospettarsi come quello più delicato riguarda le consulenze. Anche qui si parte dal 2002 e si arriva ad oggi. Centinaia di migliaia di fatture pagate per i motivi più diversi e ora controllate ad una ad una per una somma complessiva che dovrebbe superare i 400 milioni di euro. Cifre importanti ma che fotografano anche le dimensioni del gruppo.
gianluigi.nuzzi@ilgiornale.it