Garcia Sanz: "Servono governi forti, basta coi partitini"

È come guardarsi allo specchio e scoprire i primi capelli bianchi. Fernando Garcia Sanz sorride delle paure italiane: «Vi sentite vecchi, stanchi e disillusi». L’Italia vive con fastidio il confronto con la Spagna. Poco tempo fa erano ancora i parenti poveri, quelli della movida e degli uffici che aprono alle 10, ora sono un «modello vincente». Garcia Sanz ha 45 anni e ha passato buona parte della sua vita a studiare la storia parallela di queste due sorelle mediterranee. «Vi siete accorti tardi del miracolo iberico. Noi stiamo raccogliendo i frutti di un lavoro iniziato dopo la fine del franchismo. Noi abbiamo gettato le basi per il futuro, voi siete rimasti impantanati».

Perché?
«La Spagna ha avuto governi forti. L’Italia no. È la storia dei due Paesi che ha fatto la differenza».

Cioè?
«Dopo la frattura della Dc in Italia sono nati una grande quantità di partiti. Lo vediamo ancora oggi con tutte le declinazioni dei piccoli partiti di destra. Troppe sfumature alla fine creano solo confusione. In Spagna dopo la dittatura, il partito egemonico, quello franchista, è sparito. E l’estrema destra è stata addomesticata».

È quello che sta avvenendo in Italia con il Popolo della libertà?
«Vero, ma in ritardo. Troppi piccoli leader preferiscono farsi partitini su misura. Inseguono i loro fini personali piuttosto che il bene comune. È il difetto della destra italiana».

Il modello spagnolo può servire da esempio?
«No, io non parlerei di modelli. Bisogna piuttosto capire se il sistema italiano rappresenta gli italiani».

Qui da tempo si aspetta una vera riforma politica e istituzionale.
«Prima delle riforme bisognerebbe trovare un accordo sulla strada da percorrere e capire se il sistema rappresenta veramente il Paese».

Un consiglio?
«Le dico cosa è stato fatto in Spagna: dopo la fine del franchismo, nell’ottobre del 77, è stato firmato lo storico patto della Moncloa. Un consenso cercato e voluto da forze politiche, sindacali e imprenditoriali per dare nuovo corso al Paese».

È questa la radice del miracolo spagnolo?
«Io da storico non credo nel sorpasso della Spagna sull'Italia. Ma quell’accordo generale ha portato una politica economica vincente».

Quali sono i difetti del sistema Italia?
«Quello che paralizza l’Italia è la depressione morale. C’è stanchezza e una generale perdita di fiducia. Ma questo non succede da oggi, ma dai primi anni ’90».

Come salvarsi?
«Oggi l’Italia è un Paese immobile. Ma avete una grande risorsa: il materiale umano. Brillante, fantasioso. Puntare su quello aiuterebbe molto».

L’Italia vive ancora una guerra civile di parole. La Spagna è riuscita a chiudere i conti sul passato?
«Da storico pensavo di sì. Mi sono dovuto ricredere con Zapatero. Ha riportato il discorso politico a toni estremistici».

Si riferisce alla frattura con la Chiesa?
«Fin dall’inizio ha cercato di identificare l’opposizione con la Chiesa. Ma non è così. Nella destra ci sono laici e coppie che convivono. È una manipolazione che non corrisponde a realtà».

Gli ambientalisti bloccano lo sviluppo delle «grandi opere». In Spagna c’è lo stesso problema?
«Sì è vero, per voi sono diventati un problema. Anche da noi ci sono, ma con un sistema politico forte possono solo negoziare, non dettare legge come da voi».

Come giudica i sindacati italiani?
«Hanno un potere esagerato».