Gay, l'Osservatore Romano contro la Francia: "Cancella la differenza fra uomo e donna"

La petizione proposta all’Onu per la depenalizzazione universale dell’omosessualità &quot;mette a rischio&quot;, in definitiva, &quot;l’esercizio di altri diritti umani: si pensi alla libertà di espressione, oppure a quella di pensiero, di coscienza e di religione&quot;, lo ha detto il quotidiano vaticano<br />

Roma - La petizione proposta dalla Francia all’Onu, a nome dell’Unione europea, per la depenalizzazione universale dell’omosessualità "mette a rischio", in definitiva, "l’esercizio di altri diritti umani: si pensi alla libertà di espressione, oppure a quella di pensiero, di coscienza e di religione": lo sostiene l'Osservatore romano, spiegando il motivo del no vaticano alle Nazioni Unite.

"Si promuove un'ideologia" "Il documento francese proposto alle Nazioni Unite non è un documento finalizzato, in primis, alla depenalizzazione dell’omosessualità nei Paesi in cui è ancora perseguita, come i media, semplificando, hanno raccontato. Se fosse stato così, non ci sarebbe stato motivo perché l’Osservatore Permanente della Santa Sede a New York criticasse quel documento", scrive il quotidiano vaticano in un corsivo. Il documento francese, invece, "promuove un’ideologia" e "dà impulso al falso convincimento che l’identità sessuale sia il prodotto di scelte individuali, insindacabili e, soprattutto, meritevoli in ogni circostanza di riconoscimento pubblico".

"Si intacca uno dei diritti fondamentali" In questo senso, il "riconoscimento di diritti di famiglia alle coppie omosessuali" (e i connessi diritti "all’adozione e alla procreazione assistita"), "mette a rischio l’esercizio di altri diritti umani", per l'Osservatore romano. "Si pensi alla libertà di espressione, oppure a quella di pensiero, di coscienza e di religione. Le religioni, per esempio, potrebbero vedere limitato il loro diritto di trasmettere il proprio insegnamento, quando ritengono che il libero comportamento omosessuale dei fedeli non sia penalizzabile, tuttavia non lo considerano moralmente accettabile. E verrebbe così intaccato uno dei diritti primari su cui si fonda la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948: quello alla libertà religiosa".