Gay sposa un italianoma è senza permessoGiudice: può rimanere

Nonostante la mancanza di un permesso di soggiorno, il giudice ha dato ragione alla coppia, sposata in Spagna, che chiedeva di poter restare nel nostro Paese

Il matrimonio gay in Italia non è valido. Ma il giudice civile Emilia Domenica Sabrina Tanasi ha accolto il ricorso presentato al Tribunale di Reggio da un ragazzo uruguayano, sposato con un italiano, a cui la Questura aveva negato il permesso di soggiorno. 

Il matrimonio tra i due era avvenuto in Spagna, dove è consentito per legge. E in virtù della sua unione con un cittadino italiano, l'uruguyano aveva pensato di essere "al riparo" da qualsiasi problema relativo alla cittadinanza. Salvo ritrovarsi a dover spiegare la sua situazione alla Questura, che aveva negato il permesso di soggiorno. A prendere a cuore la sua situazione ci aveva pensato l'associazione Certi Diritti, che aveva chiesto, tramite l'avvocato Giulia Perin, non tanto il riconoscimento del matrimonio spagnolo, quanto piuttosto il diritto per i coniugi di avere una vita familiare in Italia, anche se non riconosciuti.

Il ricorso presentato dall'avvocato puntava su una sentenza della Corte di Cassazione che stabilisce che la nozione di "coniuge" vada determinata tenendo conto dell'ordinamento straniero in cui è stato contratto il matrimonio. Uno straniero che quindi si sia sposato all'estero con un italiano avrebbe il diritto di essere considerato "familiare" in virtù del vincolo matrimoniale, anche se questo non è valido nel nostro Paese.

Sentenza, quella della Cassazione, che il giudice civile ha preso in considerazione, accogliendo il ricorso e facendo riferimento alla Corte Costituzionale, quando afferma che l'unione omosessuale "intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso", dà "il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia" e che il diritto all’unità della famiglia è espressione di un diritto fondamentale della persona umana.

Soddisfatta l'associazione, che ha ottenuto che i due possano rimanere in Italia, anche se metà della coppia è extracomunitaria. "Questa sentenza rappresenta un passo avanti per l’affermazione della non discriminazione delle coppie dello stesso sesso - commentano -. Ora il Governo dovrà riconoscere queste unioni tra i cittadini italiani, come richiesto dalla Corte Costituzionale con la sentenza 138/2010".