La gazzosa sfida la Coca-Cola con la «mitica» biglia

Paolo Bertuccio

Punto primo: è corretto chiamarla gazzosa e non gassosa. Punto secondo: deve essere, per restare in tema, meno «gassosa» di quanto si pensi. Bene le bollicine, ma non in eccesso: potrebbe trattarsi, in quel caso, di un trucco per mascherare un sapore così così. Una visita in un'azienda che produce bibite gassate può servire a togliersi qualche curiosità sul contenuto di quelle bottigliette che, adesso che la canicola picchia duro, rappresentano un po' il sollievo pomeridiano di tutti noi.
Abbiamo detto bottigliette, attenzione, e non lattine. Già, perché l'azienda in questione ci tiene così tanto alla tradizione che non solo non ha mai nemmeno considerato l'idea di confezionare gazzosa e chinotto dentro qualcosa che non sia puro e semplice vetro, ma ha addirittura deciso di rimettere in commercio un formato che farà venire i lucciconi a tutti i nostalgici del vintage. Parte da Tortona, sede storica della «premiatissima fabbrica Abbondio» (così recita l'etichetta dorata), la riscossa della Kodd, meglio conosciuta come «la bottiglietta con la biglia», quella che ha il potere, con un semplice gesto seguito dall'inconfondibile sibilo del gas in pressione che si libera, di riportare nel passato intere legioni di ex bambini e adolescenti.
Una sorta di «operazione nostalgia» applicata alle bibite, nell'ambito di un progetto ambizioso. All'inizio del Novecento, come spiega sempre l'etichetta, i viaggiatori di passaggio nel Nord-Ovest dell'Italia spesso e volentieri si fermavano a Tortona per rinfrescarsi con la famosa gazzosa Abbondio. Ora i tempi sono cambiati, e se non sono più i «foresti» ad andare verso una fresca bottiglia, bisogna che questa vada a cercarli a casa loro. Insomma, da pochi mesi l'obiettivo è far conoscere i prodotti Abbondio fuori dal ristretto ambito ligure e piemontese.
Non usa mezzi termini il responsabile commerciale Luigi Pupillo: «La nostra intenzione è fare delle bibite Abbondio un prodotto di culto. I presupposti ci sono: qualità riconosciuta e stile. Abbiamo lavorato molto sul modo di “vestire” il prodotto, ideando una campagna promozionale basata sulle pin-up, le formose ragazze disegnate che andavano di moda intorno agli anni Cinquanta». Anni Cinquanta: periodo d'oro per gazzosa e spuma, con l'invasione della Coca Cola che ancora non aveva assunto dimensioni globali. «Certo, la Coca Cola ha penalizzato per sempre il mercato di tutte le altre bibite analcoliche. Ma - ricorda Pupillo - ha anche costretto tutti i produttori a migliorarsi, ad uscire dal cortiletto di casa». Ciò che stanno provando a fare a Tortona, con gusto simpaticamente retrò: «Nel gruppo di amici seduti al bar, magari la maggioranza prenderà una lattina, ma il più raffinato, perché no, ordinerà una gazzosa Abbondio».
Per ora, complice l'estate con la sua afa regolamentare, i risultati sono incoraggianti: Abbondio distribuisce in Versilia, in Costa Smeralda e qui e là per il resto dei litorali: Liguria, certo, ma anche Campania, Calabria e Puglia. E chissà che la vittoria italiana ai mondiali di calcio non dia un aiuto involontario alla linea di bibite della ditta tortonese. Formano il tricolore, infatti, i tre prodotti di punta: l'etichetta bianca della gazzosa tradizionale («contiene cinque tipi di limoni siciliani e, naturalmente, è gasata quanto basta», spiega Pupillo), quella rossa del bitter e quella verde della singolare miscela tra gazzosa e menta piemontese. A questi si va ad aggiungere un altro prodotto piuttosto ricercato che unisce pompelmo e fragola, e la più nobile e prettamente italiana tra le bevande analcoliche: il chinotto.
È notevole la popolarità che il chinotto ha riconquistato tra i consumatori negli ultimi anni. Qualcuno lo vede come un elemento tradizionale da riscoprire, qualcun altro ha motivazioni più sociali: dopotutto, il succo di questo strano agrume rappresenta una validissima alternativa allo strapotere globale della Coca Cola. Ed è sull'onda di queste motivazioni che è stato organizzato poche settimane fa ad Asti il primo Premio Italiano del Chinotto, vinto a sorpresa proprio da Abbondio: otto marche diverse, debitamente occultate e rese irriconoscibili, vagliate da un centinaio di assaggiatori che hanno decretato il successo tortonese.