Il gelido vento dell’Est fa sprofondare ancora il titolo Unicredit: -6,5%

I vertici di Unicredit sono «tranquilli e sereni» sui possibili effetti negativi che potrebbero derivare dall'Est Europa per la crisi economica. Lo ha dichiarato ieri il vice amministratore delegato, Roberto Nicastro, al termine del comitato esecutivo dell'Abi. «Abbiamo posizioni molto diversificate - ha spiegato Nicastro riferendosi alle attività di Unicredit nell'Est - per Paese, attività e settore». Dichiarazioni che non hanno convinto il mercato. Ieri infatti è proseguita l’ondata di vendite che sta travolgendo il titolo, Unicredit ha bruciato un altro 6,5% aggiornando i minimi degli ultimi 12 anni; nelle ultime otto sedute il gruppo di Alessandro Profumo ha perso il 31,7%. Oggi si apre e si chiude l’aumento da 3 miliardi, tramite strumenti finanziari già interamente prenotati da attori istituzionali (tra cui il fondo di Abu Dhabi).
Non è rimasta indenne Generali che ha ceduto il 2,2%. Il Leone vanta una presenza storica nell’Est e secondo gli analisti il gruppo dovrebbe chiudere il 2008 con una raccolta dall’Est Europa di 3,9 miliardi, pari a circa il 12% della raccolta totale sul settore danni e il 5% nel vita.
Ieri si è salvata Intesa Sanpaolo. Le parole dell’ad Corrado Passera hanno sortito l’effetto sperato: «Il gruppo ha preso le misure necessarie» per fare fronte alla crisi dell'Est Europa, ha detto a margine dell'esecutivo Abi, ricordando che «la situazione è differente da Paese a Paese e molto dipende dal tipo di business». Il titolo ha subito recuperato parte del terreno perso alla vigilia, guadagnando l’1,8%.
La situazione nell’Europa dell’Est preoccupa anche la Commissione Ue. Ieri Joaquin Almunia, commissario per gli affari economici e monetari, ha assicurato che Bruxelles «è pronta» a entrare in contatto con le autorità dei Paesi dell'Est Europa «per discutere e coordinare il tipo di sostegno necessario a evitare l'aggravarsi della crisi».
Ma al di là delle rassicurazioni, le banche italiane non possono stare a guardare. Ieri a Londra durante una presentazione a porte chiuse rivolta agli analisti, Unicredit ha annunciato che il principale focus del gruppo nei Paesi dell'area Ue sarà il controllo dei costi, con una previsione di tagli per circa 2.000 dipendenti.
Secondo quanto risulta a Il Giornale nella presentazione di Londra che oggi verrà replicata negli Stati Uniti, Federico Ghizzoni, responsabile delle divisioni Est Europa e Polonia di Unicredit, ha tolto il velo sui dettagli dell’esposizione nell’area. A fronte di 88 miliardi di euro di impieghi nell’Est Europa (14% sul totale del gruppo), 34 miliardi sono a favore di privati e di questi ben 10 miliardi sono espressi in valute estere forti che con il crollo delle monete locali sono diventati molto più onerosi da ripagare. Gli altri 54 miliardi sono stati erogati alle aziende.
Nonostante la reazione in Borsa, alla bufera dell’Est non è immune Intesa Sanpaolo che al 30 settembre vantava il 12% dei ricavi e il 10% degli utili ante imposte provenienti da quell’area.