Il generale «benefattore» assassinato dai partigiani

Stimatissimo Direttore, mi accade sovente di incontrare lettori de «Il Giornale» che apprezzano il tuo coraggioso raccontare del sangue dei vinti ligure e tanti sono i giovani che vorrebbero saperne di più. Consentimi, allora, di aggiungere un altro «chicco di grano», come li hai definiti tu parafrasando Francesco De Gregori, ai tantissimi altri barbaramente trucidati nel corso della guerra civile ed anche dopo in Valle Scrivia. Si tratta di Silvio Parodi nato a Genova il 16 febbraio 1878 ed assassinato a Savignone il 19 giugno 1944 da un commando partigiano.
Maggiore Generale e successivamente Commissario prefettizio di Genova durante la Rsi. Frequenta la Scuola militare di Modena, partecipa alla Grande Guerra nel corpo degli Arditi, viene promosso maggiore e si merita la Medaglia di bronzo al Valore Militare. In Libia, nel 1919, verrà decorato con un’altra medaglia di bronzo al Valor Militare. Aderì al movimento fascista fin dagli inizi e partecipò alla Marcia su Roma come Console Generale delle camicie nere. Per dodici anni fu Podestà di Savignone e successivamente Commissario civile a Trau in Dalmazia. Il governo della Rsi lo nomina, in data 16 febbraio 1944, Commissario prefettizio del Comune di Genova.
Subisce un primo attentato - che va a vuoto - il 16 giugno 1944 da parte di alcuni gappisti ai lati di via Garibaldi e, ciononostante, rifiuta la scorta per non mettere a rischio altre vite. Cadrà solo tre giorni dopo in un agguato partigiano mentre usciva dalla casa della sorella a Savignone. Ad un folto gruppo di commilitoni che si riunì per fare vendetta si impose la sorella Clelia comunicando loro ciò che Silvio le aveva confidato «Quando mi uccideranno non voglio che si effettui alcuna rappresaglia».
Ci piace ricordare il generale Parodi anche e soprattutto per l’appassionante e valida opera a favore dei giovani e specialmente di quelli più disagiati. Dal 1926 alla morte fu Presidente dell’Orfanotrofio San Giovanni Battista che, per suo impulso, fu ammodernato e potenziato in programmi e attrezzature. Dopo la guerra di Etiopia fu anche istituito un corso facoltativo serale di lingua araba. Fece in modo che i più meritevoli tra gli orfani potessero accedere alle scuole superiori e all’Università e spesse volte il finanziamento di questa istituzione proveniva dalle proprie tasche. Sempre su sua iniziativa furono realizzate le colonie estive di Crocefieschi e di Savignone per i ragazzi dei ceti più popolari secondo concezioni avveniristiche e utilizzate dal Comune di Genova fino ai giorni nostri. Nei drammatici mesi del 1944, con Genova squassata dai bombardamenti alleati, si prodigò oltre ogni limite per non far peggiorare irrimediabilmente la situazione alimentare.
Silvio Parodi riposa nel cimitero di Staglieno a Genova e sarebbe certamente meritevole di un ricordo da parte della Civica Amministrazione per quanto di socialmente utile fece per la Città. Emblematica ed attuale, soprattutto in epoche di crisi di valori come le attuali, la frase scolpita sulla sua tomba: «Educò i giovani insegnando loro come si debba vivere e morire per la Patria».
*Responsabile Pdl per la sicurezza in Liguria