Generali Quando il «cassettista» batte il tempo

Investire in Borsa dà risultati solo se le scelte sono azzeccate e se i titoli sono buoni. Tanto più lungo è il periodo che si considera, tanto più si rafforza questo principio: il tempo è il giudice più severo. Chi avesse investito un milione di lire in titoli delle Generali all’inizio degli anni Cinquanta, e le avesse tenute nel cassetto, oggi avrebbe circa 4,5 milioni di euro; nel 1990 avrebbe avuto 4,2 miliardi (di lire, s’intende), nel 2000, 10 miliardi, leggermente più di oggi. Ma chi avesse investito in Monteponi e Montevecchio, società mineraria, non si ritroverebbe nulla; così come in tutte le altre società fallite o travolte dai tempi. Il calcolo è effettuato ai valori correnti, senza tenere conto dell’inflazione, ma nemmeno di distribuzione di dividendi o di azioni gratis; tuttavia è ampiamente indicativo della straordinaria rivalutazione avvenuta.
La compagnia assicuratrice triestina fu quotata alla Borsa di Trieste (la più vecchia Borsa italiana, anche se allora Trieste apparteneva all’impero asburgico) nel 1857, e alla Borsa di Milano dal 1924. In altre parole, un investimento in titoli della società è possibile da un secolo e mezzo. Gli uffici delle Generali tengono monitorato il titolo dalle origini, e fino al 1916 è stata operata la trasformazione in lire dai franchi oro. Vale la pena, per restare nell’ambito della lira, vedere l’incremento di valore che c’è stato tra il 1900 e il 2000: una lira in Generali dell’inizio secolo, dieci anni dopo ne valeva 4,78, nel 1920 scendeva a 3,17, per risalire nel 1930 a 17,12 e allungare, nel 1940, a 34,76 lire. Contemporaneamente l’inflazione aveva eroso il valore nominale, fermando a 5,79 lire il valore «reale». Poi, lo scatto del dopoguerra dovuto proprio all’incremento vorticoso dell’inflazione: nel 1950 quella vecchia lira d’inizio secolo era diventata 738 (ma la sua consistenza reale era solo 3,09). Nel 1960 siamo a 17.468, dieci anni dopo a 38.566, nel 1980 a 224.214. Ulteriore impennata: nel 1990, 1.510.882, nel 2000 7.455.241. Peccato che contemporaneamente, quell’anno, il valore reale fosse fermo solo a 1.114 lire, un’inezia.
Come si può osservare, il maggiore incremento di valore della società è avvenuto nella seconda parte del secolo. E forse a Trieste, culla delle Generali, famiglie di risparmiatori affezionati da oltre un secolo sono molto più numerose di quanto si possa pensare.