Il genio dei computer ha fatto boom in Borsa

L’approdo al listino servirà a finanziare nuove acquisizioni

ALBERTO MAZZUCA Si chiama Eurotech ed è specializzata in nanotecnologie. Computer da polso come sfoggiavano gli astronauti televisivi di Star Trek e che ora possono essere utilizzati dai medici del pronto soccorso in modo da avere le mani libere e nello stesso tempo avere sotto controllo tutti i dati clinici del paziente. Computer ancora più piccoli, grandi un centimetro per un centimetro, in grado di svolgere su treni e autobus le funzioni delle scatole nere, cioè di registrare, localizzare e gestire i veicoli. Un po’ come le scatole nere degli aerei che in realtà non sono nere ma di colore arancione per essere facilmente individuate. Computer delle dimensioni di un chip microscopico ma capaci di segnalare a chi è al volante di un’auto che c’è qualcuno che lo sta sorpassando oppure in grado di fare sparare ad un militare contro un bersaglio nascosto.
«Quasi un computer invisibile», commenta con sussiego Roberto Siagri, presidente e amministratore delegato dell’azienda friulana che proprio mercoledì 30 novembre, quindi pochissimi giorni fa, ha avuto un debutto record sul segmento Star della Borsa di Milano: il primo giorno il prezzo del titolo è salito del 27%, il secondo del 19% (ieri le quotazioni hanno preso fiato: -3,7%).
Calcoli record Computer installati sui camion dei rifiuti in modo da leggere il peso e il luogo dove c’è da effettuare la raccolta. Computer installati nelle metropolitane in modo da sapere quanti passeggeri sono a bordo oppure da conoscere lo stato del motore o fare scattare le emergenze. Computer installati nelle jeep militari delle truppe americane in grado di leggere i dati che provengono dal Predator, l’aereo senza pilota. Computer capaci di fare scattare un allarme quando un guidatore si sta addormentando al volante di una macchina e l’auto comincia a sbandare. E grazie a questa miniaturizzazione, grazie cioè alla nanoelettronica per dirla come i tecnici, l’Eurotech ha creato anche un supercalcolatore che è tra i primi dieci al mondo come potenza di calcolo. Vale a dire? Effettua sedici mila miliardi di operazioni al secondo. «Opportunità enormi», commenta Siagri.
Roberto Siagri è un fisico. Anche giovane essendo del 1960. Ed è l’uomo che, rifiutando una promozione nell’azienda in cui lavorava e suscitando qualche brontolio di disappunto nella moglie, Lidia Cremonese, una traduttrice di Treviso, si mette in proprio nel 1992 creando con qualche amico l’Eurotech. Ed allora, ricorderà, «non c’erano nemmeno i soldi per pagare le bollette della luce». Originario di Pravisdomini, un paese in provincia di Pordenone, maggiore di tre fratelli (Maurizio, 1961, è un programmatore di siti web, Daniele, 1963, è termoidraulico), Roberto è figlio di un sarto, papà Natale, il quale si faceva aiutare nel laboratorio anche dalla moglie Amalia. Una vita a tagliare e cucire tessuti con una parentesi molto breve in Germania allorché l’intera famiglia Siagri si trasferisce a Stoccarda per gestire una gelateria.
Estroverso, perennemente agitato al punto da mangiarsi spesso le parole, una barba ben curata, esperto anche di cibo e vini, Roberto fa lo scientifico a Motta di Livenza, decide quindi di fare fisica all’università di Trieste perché da bambino resta affascinato dallo sbarco sulla Luna e vuole studiare il cielo non con le lenti ma con le onde radio. Si laurea nell’86, con un amico di Cividale del Friuli, anche lui fisico, Stefano Cotterli, si occupa di telefoni intelligenti per tirare su un po’ di soldi, quindi entra nell’Asem di Buia, in provincia di Udine, nata alla fine degli anni Settanta per realizzare pc da ufficio. Anzi, è una delle poche aziende a produrre in Italia computer oltre all’Olivetti e già allora in competizione con i cinesi ma quelli di Taiwan. Quindi, chiarisce Siagri, «la concorrenza cinese non è storia di questi giorni, negli anni Ottanta abbiamo anzi dimostrato che si può stare sullo stesso mercato». Roberto entra all’Asem come progettista di hardware, dopo due anni è direttore tecnico della società di ricerca, con una cinquantina di persone mette in piedi l’intera filiera per realizzare il calcolatore, dall’hardware al software.
La grande crisi Poi il terremoto che arriva dagli Stati Uniti, con le aziende del settore che devono ridurre i costi, finendo per concentrarsi o per chiudere. Anche l’Asem si trova in mezzo alla bufera e Siagri preferisce mettersi in proprio. Insieme a Paolo Bais, un ingegnere elettronico, apre così nel ’92 Eurotech. Affitta un capannone nella zona di Majano, comincia a progettare per conto terzi, l’anno dopo il gruppetto si arricchisce con l’arrivo di Stefano Cotterli, l’amico fisico; Giorgio Pezzulli, ingegnere elettronico che oggi è il direttore tecnico dell’Eurotech; Roberto Chiandussi, perito elettronico. Ed è avviata una produzione di schede per il computer. È Siagri ad occuparsi delle vendite, commettendo anche qualche errore: si rivolge all’industria dell’automazione pensando che le sue schede possano interessare. È invece un buco nell’acqua. Ma, spiega Siagri, «bisogna dare un valore agli errori perché è dagli errori che nascono le scoperte». Si lascia quindi convincere a fare pubblicità. E lo fa «con grande riluttanza», ricorda, in quanto si tratta di scegliere se pagare la pubblicità o la bolletta della luce. Così la foto di una scheda esce sulla copertina di una rivista specializzata. E poco dopo il responsabile di un’azienda di trasporti bussa alla porta dell’Eurotech, che nel frattempo ha spostato il quartiere generale ad Amaro, vicino a Tolmezzo, dove c’è un incubatore di imprese di nome Agemont. Ha così inizio quello sviluppo che da allora ha una crescita media del 48% all’anno.
Esordio internazionale È uno sviluppo robusto facilitato anche dall’ingresso nel capitale della Friulia, la finanziaria della Regione. E grazie anche a quella iniezione di denaro fresco nel 1998 viene effettuata un’operazione di spin-off a Trento con l’apertura di Neuricam, un centro di ricerca in grado di creare sensori intelligenti, quelli che vengono chiamati anche angeli custodi digitali. Come ad esempio l’apricancello che sostituisce l’uomo seduto nella guardiola. Oppure i sensori che riconoscono le persone dalle impronte digitali. Nel 2001 nuovo aumento di capitale con il 35% in mano alla Friulia e a un fondo chiuso della Banca Gestid. Quindi nel 2002 la prima acquisizione: l’Ips di Varese che opera nell’automazione industriale; l’anno successivo è la volta della Parvus, una società americana con sede a Salt Lake City e specializzata in modelli utilizzati dalla Difesa Usa.
Nel 2004 l’Eurotech guarda alla Francia e acquista a Lione la Erim, specializzata nei sistemi per i trasporti. E sempre nello stesso anno acquisisce anche un piccolo ufficio commerciale in Finlandia, ribattezzato Eurotech Oy, che ha un compito invece importante in quanto gestisce gli affari in Cina dopo l’apertura di un laboratorio all’università di Nanchino. Ora l’ingresso in Borsa che porta nella cassaforte dell’azienda 26 milioni di denaro fresco e dà al management il controllo di circa il 30% del capitale. Denaro liquido necessario per crescere ancora: nel portafoglio dell’azienda manca infatti un settore, quello dell’energia. E poi c’è ancora grande spazio negli Stati Uniti soprattutto dopo che l’esercito americano ha deciso di avere entro il 2015 il 30% dei mezzi mobili senza pilota.
Il futuro nei robot Padre di due giovanotti, da sempre un vulcano di idee («Questo è un mestiere che mi diverte»), a volte anche dispersivo, Siagri ha portato l’Eurotech a toccare nel 2005 i 29 milioni di euro di fatturato, crede nel lavoro di squadra, investe nella ricerca dal 12 al 14% del giro d’affari, collabora con le università di Udine, Trento, Trieste e Milano Bicocca, ed ha adottato un modello organizzativo piuttosto originale: il 40% dei suoi 160 dipendenti (80 in Italia, 54 negli Stati Uniti, 14 in Francia, 5 in Finlanda ed uno ciascuno in Germania e in Cina) è impegnato nella ricerca e sviluppo. Tutto viene prodotto in outsourcing, all’esterno, mentre all’interno vengono effettuati i test finali per il collaudo e qualche caratterizzazione particolare. Spiega: «Oggi sono i robot che producono l’oggetto, quindi non c’è bisogno di realizzarli direttamente e non c’è nemmeno bisogno di andare in zone a basso costo. Preferiamo invece creare un sistema che funzioni, quindi un indotto che possa stare al nostro passo e possa evolversi con noi».
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