Genoa, in processione da Bobbio a Rezzoaglio per un biglietto

Le agenzie della Banca di Piacenza prese d’assalto dai tifosi, ma i ticket sono ormai merce rara

«Ce la facciamo?» Francesco guarda Davide che guarda la strada. Stanno sulla Cinquecento, la mitica, quella della doppietta che attacca le curve e sbuffa per riprendere fiato. Perché Bobbio è mica dietro l'angolo. Ma lì ci sono i biglietti, marroni, profilati d'oro, c'è la vittoria attesa da dieci anni, ci sono i sogni del popolo genoano che a Piacenza vuole esserci a qualunque costo. «Piuttosto la spingo» lo rassicura Davide. Pensavano che bastasse fare Genova-Rezzoaglio. La 500 è vecchia, ma avrebbe tenuto. Su Bobbio è un altro paio di maniche. Già. Perché a Rezzoaglio gli hanno detto che i biglietti sono finiti, resta la filiale della Banca di Piacenza a Bobbio. Non ci voleva. Altri quarantadue chilometri, una curva via l'altra, una gomma un po' sgonfia, il grifone stampato sul cuore e la partita da non perdersi.
Francesco ha preso ferie, Davide lo accompagna, vent'anni uno per l'altro, cercano i biglietti per Piacenza-Genoa. A Genova i 5.000 assegnati li hanno bruciati in un amen. Cinquemila. Ridicolo, contro i 25.000 che spingono per entrare in uno stadio che fa 21.608 posti. I questori delle due città discutono, il Piacenza molla qualche posto, qualcuno pensa al maxi schermo mentre Sky è sorda ad ogni compromesso. Troppi discorsi. Il tifoso è uno pratico. Che mica guarda chilometri o fatica. I biglietti sono a Reazzoaglio e a Bobbio? «Li prendiamo lì, a costo d'andarci a piedi». A piedi magari no, ma qualcuno in bicicletta è partito. Dalla Fontanabuona. «Noi ci proviamo». «E se non ne trovate più?» «Vuol dire abbiamo respirato un po' d'aria buona».
Uno dietro l'altro infilano la salita e salgono da Borzonasca. Perché la Banca di Piacenza, co-sponsor del Piacenza football club, offre il servizio di prevendita dei biglietti. Le telefonate alle filiali più a tiro di genovese partono la scorsa settimana. Ieri il collasso. L'onda anomala del popolo rossoblù sale la montagna, invade gli uffici di Rezzoaglio, nella Valle dell'Aveto e allunga sulla Bobbio del Ponte Vecchio, che leggenda vuole abbia costruito il diavolo. Che non è neanche l'ultimo avamposto, perché basta prendere la Piacenza-Alessandria per incrociare Castel San Giovanni. «Abbiamo mandato un po' di biglietti anche lì - conferma Ennio Repetti direttore filiale di Bobbio - e martedì, esauriti i nostri, un genoano s'è spinto fin là». E caso mai non bastasse c'è anche Rivergaro proprio allo sbocco in pianura del Trebbia.
Ore 10 di ieri, Banca di Piacenza a Bobbio: i soliti clienti, spalle al muro, seguono Annalisa e Francesca, le due impiegate allo sportello. Orecchio fuso con la cornetta, mani impazzite sulla tastiera del PC e occhi incollati al video: «Sì, glieli compro subito. Dieci di tribuna laterale. I distinti centrali e laterali? Finiti. No, no, aspetti li hanno rimessi. Quanti ne fissiamo? Cinque. Fatto. Entro le 16.30 venga a ritirarli». Un attimo di tregua, si fa sotto il cliente, il telefono torna a squillare, piange, urla. «Tutti da Genova?» provi a chiedere. Fanno sì con la testa e vai col prossimo. Pazzesco. Ci salviamo nell'ufficio del direttore Repetti: «Ma che ponte vuoi che faccia che sono qui con i biglietti del Genoa» gli scappa detto al telefono. Poi ti spiega che hanno biglietti da coprire lo stadio, sono i posti che mancano. Perché «possiamo stamparli, ma è il Piacenza che dà la disponibilità. Martedì 250 li abbiamo esauriti in poche ore. Oggi stessa storia. Gia bruciati 300. Li prenotano per telefono e poi li ritirano» Vi fidate? «Certo. Fra poco arriva l'ondata dei genovesi».
Nessuno perde la testa, nessuno si fa prendere dai nervi. Sembrano lì apposta per risolverti il problema. Anche se non sei il cliente, ma il tifoso che ti usa solo perché gli serve un biglietto. Entra Daniele, genoano di Bobbio, ritira un paio di biglietti nei distinti: È lo stesso, vado nella sud comunque. L'importante è essere dentro». Stanno arrivando. Qualcuno ha viaggiato in autostop, è salito su un camioncino del latte, poi su altro carico di verdura, finchè l'hanno raccolto tre genoani di Arenzano su una vecchia Diane. BelliSsima. Da film. Come si sono riconosciuti? Dicono il fiuto. Ma la sciarpa stretta in vita non mente. A Rezzoaglio mandano i rinforzi da Bobbio. La coda va avanti dalle 7. I biglietti vanno via come l'acqua: «Siamo malati» scherza Federico. Arrivano da Pontedecimo. «Qualunque posto va bene con i chilometri che abbiamo fatto», Mario da Cogoleto ha viaggiato dalle 8.30 alle 11. «Ho beccato due incidenti a Voltri e Nervi». Tornare indietro, no?: «Lei scherza. Sono venuto su senza sapere se li avrei trovati. A Genova li hanno polverizzati lunedì. Al Genoa Store neanche l'ombra e sconsigliavano di venire a cercarli qui. E comunque anche senza biglietto sarei andato. Aspetto questo giorno da dieci anni, pensi che avevo ancora i capelli».
Dietro c'è Colombo Olcese, un distinto signore di 73 anni. Arriva da Sori ed è in coda per acquistarne 12. Macchè siamo al lumicino. Deve andare a Bobbio, glieli stampano freschi, confermato, c'è ancora posto. E Colombo parte felice. Entrano Alberto Menin e Stefania, una coppia attempata, tifosi sfegatati. Da Voltri. Anche loro dirottati su Bobbio. Nessun problema. Il telefono ormai potrebbe fondere. Alle 12 a Bobbio sono rimasti 10 biglietti. L'ultimo della fila è Stefano, 20 anni. Ci ha messo quasi tre ore da Savona: «Vi prego. Me ne servono solo due. Ho preso ferie per venire, non so più dove sbattere la testa». Lo guardi, è disperato. Glieli trovano. Ti aspetti che i due impiegati Mario e Stefano schizzino da un momento all'altro. Niente. Mario ha due cornette incollate all'orecchio.
Genova chiama: «Avete ancora biglietti?». La risposta è la stessa ma non la senti più. Resta il segno che hanno lasciato loro, quelli che domenica sera a Piacenza ci saranno. Per il loro Genoa.