«Genova è bella, ma solo dove passa l’occhio»

Caro Lussana, a me uomo di quartiere leggere gli articoli apparsi in questi giorni sul «Il Giornale» ha fatto estremo piacere. Piacere nel leggere le conclusioni e piacere nel modo di affrontare le problematiche della città «estesa».
Per chi come me è nato e cresciuto nel quartiere di Marassi (Via Montaldo) e che per motivi sportivi ha passato tanti anni a Sestri Ponente, l’oggi è esattamente uguale a ieri.
Non è successo nulla di significativo tale da cambiare in meglio la vita degli abitanti di questi due quartieri.
Si va dai giardini di cemento di fronte al cimitero di Staglieno ,entrata autostrada Genova Est, alla convivenza dei sestresi con lo stadio di Borzoli, cimitero per macchine in perfetto stile anni ’70.
Se andiamo al Campasso, territorio di confine tra Sampierdarena e Rivarolo (via W. Fillak), si respira l’aria della zona di confine, dai contorni non sempre chiari, tra l’immigrazione italiana post anni ’50 e la nuova ondata extracomunitaria.
Per non parlare di un’altra parte molto significativa della Grande Genova, quella che collega Rivarolo con Ponte X.
Lì, come forse in nessuna altra zona della città, senti il profumo della periferia che ti entra dentro ed avverti quanto sia lontana la città «che pensa» e che decide per te.
Uno degli aspetti più veri «che tengono» collegati i fili tra le persone di questi posti , a dispetto di tutto e di tutti, sono ancora i mercati rionali, autentico baluardo della socialità del quartiere.
Eppure nonostante questo ed altri collanti isolati di tipo periferico la gente stenta. Molte case sono vecchie e quelle nuove sono dei veri e propri alveari.
In compenso la «Divina Provvidenza» ci ha regalato il complesso della Fiumara: bello e funzionale in uno spazio che era «logico» destinarlo ad uso abitativo. Che strazio!
Ma questa è Genova, la città dai piani urbanistici stratificati che si è fatta bella negli anni, solo dove passa l’occhio… il resto non conta. La visione centrica della città con il passare del tempo mostra sempre di più le crepe nella vita dei genovesi.
O meglio si intravedono zone d’ombra dove non sai quello che ci può essere dentro sia dal punto di vista della compiuta cementificazione sociale ,che dal grado di differenziazione non percepibile fra i diversi gruppi etnici da noi via via assorbiti negli anni. Concentrare la città nel suo centro invece di «distribuirla» in tutte le sue arterie è stato un errore gravissimo (vedi il super affollamento nel Centro Storico di extra comunitari).
Gli anni ’90 e questi primi anni del 2000 hanno rappresentato la tomba di questo modo di intendere.
Nei fatti e nelle concrete situazioni la politica cittadina al governo ha considerato le periferie dei dormitori mentre la «city» è la mente ed il cuore della Genova del presente e del futuro.
Come dire, punti di vista.