Genova, i frati francescani vogliono regalare la moschea ai musulmani

Lo scambio aveva avuto il benestare dal cardinal Bertone. Esulta l’imam del capoluogo ligure

Diego Pistacchi

da Genova

Chi non è contrario alla moschea, ci metta la prima pietra. E non solo, la prima pietra sono pronti a mettercela i frati, a Genova, per costruire il quarto tempio islamico d’Italia. Soprattutto per mettere fine alle polemiche nate in seguito al progetto della comunità musulmana genovese di realizzare la moschea a Cornigliano, il quartiere genovese che si è sempre ribellato all’idea. Dopo le lettere di protesta dei quattro parroci della zona, si fanno avanti i frati del Sorriso Francescano per trovare una soluzione che sembra trovare tutti d’accordo. Propongono uno scambio: loro si prendono la vecchia fabbrica abbandonata già acquistata dall’imam per costruire la sede della comunità islamica e in cambio danno ai fratelli musulmani un’altra area ben più lontana dal centro abitato, dicendosi anche disposti a costruire almeno i muri portanti della futura moschea per «pareggiare» la differenza di valore tra i due terreni.
Tutto fatto? «Direi proprio di no - frena i facili entusiasmi padre Giampiero Gambaro, che per il Sorriso Francescano si è fatto interprete della soluzione -. Un conto è l’idea, un altro è la concretizzazione. Dipende anche dal Comune di Genova, che per ora ha fatto davvero poco». Il sindaco Giuseppe Pericu e la sua maggioranza infatti avevano sempre dato per buona la prima soluzione della moschea tra le case, dove i residenti proprio non la volevano. Ora che ci sarebbe una soluzione alternativa, devono dimostrare di voler stare dalla parte di tutti, dei musulmani, ma anche dei cattolici e di quei cittadini che non volevano il minareto tra le loro case. «Devono dare delle autorizzazioni, ad esempio a costruire i nuovi volumi nell’area alternativa dove ora non ci sono strutture - spiega padre Gambaro - Ma devono anche risolvere i problemi delle utenze e dei vincoli idrogeologici». C’è da tirar su un edificio di due piani, da realizzare un parcheggio e i collegamenti per raggiungerlo. Finora c’è solo un terreno che si arrampica su una collina, dietro a capannoni industriali e concessionari di auto.
La notizia resta però un’altra. I frati francescani che costruiscono la moschea. «Il progetto che stiamo portando avanti era nato da qualche mese, in accordo con l’allora arcivescovo di Genova, il cardinale Tarcisio Bertone (oggi segretario di Stato Vaticano, ndr) - rivela padre Gambaro, che spiega anche perché questo impegno della Chiesa cattolica -. La moschea potrebbe sorgere quasi in zona industriale, non più tra le case. Là sarebbe più isolata, più decentrata rispetto alla ex fabbrica di via Coronata». E il minareto accanto al campanile dei frati? «Ma no, è distante, non ci sarebbero problemi. Da qui non lo vedremmo neppure». E poi c’è un altro aspetto importante. Dove non sorgerà più la moschea ci sarà tanto spazio per allestire un centro per i giovani e una struttura di accoglienza per alloggi sociali protetti, gestiti dalla Chiesa. Dall’altra parte, l’imam genovese non può che dirsi felice. «È un messaggio di pace, un bel gesto per costruire insieme il futuro», commenta Salh Hussein. Ma anche i sacerdoti che avevano guidato l’opposizione, ora applaudono alla soluzione alternativa. «La moschea sorgerà in una zona lontana dalle case ma ben raggiungibile - spiega Don Valentino Porcile, parroco della chiesa dei Santi Andrea e Ambrogio - Questa soluzione non è nuova, già un anno fa se n’era parlato ma il sindaco si era opposto». Il progetto piace a molti e, pur non essendo ancora al «sì» definitivo, sembra allontanare per sempre le polemiche a Cornigliano. «Ma se non andasse in porto, potremmo tornare a discutere. Certo la moschea a Coronata non si farà mai, non lo permetteremo», conclude don Valentino.