Genova impari dalla distruzione di Parigi

I tumulti delle banlieue francesi, devono far riflettere i genovesi; essi sono inscindibilmente connessi all’immigrazione islamica. La costruzione di una maxi-moschea a Genova favorirà la predicazione dell’islam imponendo a questi immigrati i costumi che hanno provocato gli sconvolgimenti, oggetto dei nostri timori. In Francia, stanno emergendo i motivi che hanno prodotto questo «assaggio» di guerra civile; esistono organizzazioni che hanno disseminato l’Europa di scuole coraniche ove si reclutano terroristi, ma i fatti d’attualità, sono riconducibili ad una pratica inaccettabile che trova comunque origine nella religione di Maometto: la poligamia.
In Francia, nel 1980, in omaggio all’idolo della società multireligiosa, fu emesso il cosiddetto «decreto Montcho»; quest’ordinanza, creata su misura per gli immigrati islamici, autorizzava i raggruppamenti familiari, e di fatto anche delle famiglie poligame. Da ciò si comprende quale situazione si è creata. Gli alloggi popolari nelle banlieue, approntati dai comuni, si compongono di 4 o 5 stanze; poche ma sufficienti per una normale famiglia francese ma inadeguate per potervi insediare un «harem» composto di due, tre, quattro mogli, che mettono al mondo una media di sette figli a testa. Risultato: la gran parte della prole trascorre il tempo in mezzo alla strada, essendo questa, diventata un prolungamento dell’abitazione, con la conseguenza dei raggruppamenti teppistici, vista impossibilità d’ogni controllo da parte dei genitori. Ma il «decreto Montcho» era in evidente contrasto con la legge che vietava la bigamia, ed allora nel 1993, il ministro degli interni Charles Pasqua, varò una legge che vietava il raggruppamento familiare poligamo, pena l’espulsione. Insorsero allora, le solite organizzazioni anti-razziste, ed il provvedimento fu attenuato da una circolare che escludeva dall’espulsione le donne con figli di nazionalità francese, oppure risiedenti in Francia da oltre 15 anni.
Seguì un’apparente soluzione del problema: i permessi di soggiorno sarebbero stati rinnovati, se le mogli sceglievano di abitare da sole (de-coabitazione). Ciò significava che, le seconde ed altre mogli, erano costrette a divorziare, se volevano rimanere in Francia. Per i musulmani, soprattutto quelli del Mali, Mauritania, Senegal, Gambia, dove la poligamia è diffusa, «la moltitudine delle moglie è una prova di prosperità». Abdoul Doumbia, presidente del Consiglio dei Maliani di Francia, dichiarò: «Essa è un costume ancestrale, e non si comprende perché i francesi vogliano imporci la monogamia». Numerosi immigrati nordafricani, hanno denunciato le pressioni che vengono esercitate dai capi clan, perché prendano una seconda moglie, e sono costretti a sposare le cognate, se muore il loro marito. I focolai di tensione si moltiplicano, perché altre «co-mogli» arrivano dall’Africa in modo illegale, e sono costrette a vivere in clandestinità come schiave. Parlare contro la poligamia di certi immigrati, in Francia era un vero tabù: pendeva la minaccia di essere bollati «razzisti» dall’onnipotente associazione «S.O.S.Racisme».
Il sindaco comunista La Courneuve (Seine-Saint Denis), Gille Poux, racconta di una famiglia del Mali, composta da 32 persone che vivono in 6 stanze: una situazione inconcepibile in Mali, perché ogni moglie ha il suo appartamento, ed i figli sono presi in carico dalla comunità. E questo per non parlare delle situazioni di odio tra le «co-spose» che esplode in risse furibonde. Succede che, talune «spose bambine», fatte venire dall’Africa, siano più giovani delle figlie della prima moglie, oppure che, alcune mogli indesiderate, siano buttate in mezzo alla strada. Questo succede nella patria dell «Egalité» e della «Liberté»; altre «delizie» della società multietnica e multireligiosa (Bin Laden e bombe a parte), che si vuole imporre in nome di non ben specificato «rispetto» di ogni «cultura». Speriamo che, nella nostra città si faccia tesoro della lezione francese, soprattutto va compreso che la questione islamica, non si può ridurre ad un problema legato unicamente al traffico degli autobus.