Genova si fa perdonare da Cambiaso

Sarà un'occasione per affermare la grandezza del pittore Luca Cambiaso. E anche un modo di farsi perdonare il mancato "appuntamento" del 1985, quando nel quattrocentesimo anniversario della morte la città di Genova non dedicò all'artista manifestazioni sufficientemente importanti.
Stavolta è tutto diverso: a Cambiaso, il più grande esponente dell'arte figurativa genovese del XVI secolo, è dedicato il piatto forte del menu culturale cittadino del 2007. Si inaugurerà infatti il 3 marzo prossimo e resterà aperta fino all'8 luglio la mostra "Luca Cambiaso, un maestro del Cinquecento europeo", ospitata a Palazzo Ducale ma con una sezione "distaccata" a Palazzo Rosso: circa duecento opere esposte tra tele, incisioni, arazzi e disegni di varia natura, scaturite dalla mano di Cambiaso ma anche da alcuni suoi influenti contemporanei come G.B. Castello detto "il Bergamasco".
Un'iniziativa fortemente voluta da Palazzo Ducale, come spiega il presidente Arnaldo Bagnasco: "Abbiamo voluto proseguire una strategia iniziata anni fa con la mostra "El siglo de los genoveses", che celebrava i decenni a cavallo tra il Cinquecento e il Seicento quando Genova godeva di un forte prestigio internazionale. Ebbene - prosegue Bagnasco - se di quel periodo l'icona politica fu Andrea Doria, il simbolo artistico di quella grande Genova non può essere che Luca Cambiaso". Un pittore in senso assoluto, a proprio agio con numerose tecniche, che fa trasparire dal tratto e dalla luce un autentico piacere di fare arte. "Un grande solista", lo definisce il critico d'arte Lauro Magnani, uno dei curatori della mostra che l'anno scorso ha avuto una sorta di preludio oltreoceano, ad Austin in Texas, dove sono state esposte circa metà delle opere che vedremo a Genova.
Il percorso lungo il quale verrà guidato il visitatore segue l'ordine cronologico della lunga vita di Cambiaso: si inizierà quindi con dipinti di artisti che hanno influenzato il giovane pittore nato a Moneglia nel 1527 (Perin del Vaga e il toscano Beccafumi su tutti), per proseguire con gli esperimenti giovanili, alcuni splendidamente sensuali soggetti profani (Venere e Adone, Venere e Amore), testimonianza dell'ultimo scorcio di storia artistica prima del Concilio di Trento, che portò in seguito ad una brusca virata verso temi più austeri. Ecco così che vengono presentate una decina di pale d'altare e una serie di meditativi "notturni". Oltre a tutto questo, non si potevano tralasciare gli affreschi, una componente importantissima dell'opera di Cambiaso. La mostra ospiterà quindi svariati esempi di materiale preparatorio, studi e disegni, e tre postazioni con proiezioni riguardanti i dipinti che il genovese ha lasciato in numerose chiese e palazzi aristocratici della città.
A Palazzo Rosso l'attenzione sarà riservata al Cambiaso in veste di maestro e ai suoi allievi, con il confronto tra tele dell'uno e degli altri, oltre che una vasta selezione di disegni su foglio riscoperti di recente e provenienti da svariati musei di tutto il mondo.
La vita e la carriera di Luca Cambiaso si concludono lontano da Genova. Grazie anche al prestigio della sua città, infatti, la fama del pittore arriva attraversa il Mediterraneo ed è così che viene chiamato all'età di 66 anni dal re di Spagna Filippo II per contribuire con alcune pale d'altare e un grande affresco alla Basilica di S.Lorenzo all'Escorial. È il coronamento di una carriera, ma anche la causa della sua fine: per il maestro ligure sarà impossibile sottostare ai rigidi diktat della corte spagnola, che gli lascia pochissima libertà di espressione, e per lo stress morirà due anni dopo.