Albaro, paura nella notte per un crollo

(...) Secondo il Comune il crollo sarebbe stato provocato dalle infiltrazioni d'acqua. «I detriti del manufatto alto 10 metri e lungo 12, - si legge nella nota di Tursi - sono caduti su una soletta che copre i fondi di due palazzi che ospitano il retro del supermercato Carrefour di via Montevideo e di due attività commerciali del civico 2 di via Dassori». I vigili del fuoco hanno immediatamente interdetto la strada alla circolazione e parzialmente l'utilizzo dei fondi dei due palazzi vicini.
Ma c'è chi ritiene che sia facile dire che «il crollo sarebbe stato provocato dalle recenti piogge». Troppo facile. Sul posto vigili del fuoco, polizia municipale e tecnici del Comune hanno lavorato a lungo per mettere in sicurezza la zona. Il pericolo è stato grande. Una fetta di marciapiede è stata trascinata giù, la Provvidenza - perché ormai a quella ci aggrappiamo in mancanza di un'amministrazione presente - ha fatto in modo che non ci fosse nessuno a passare di lì. In piana notte si dorme, e le strade sono più o meno deserte. Di giorno poteva esserci una mamma con un passeggino, un ragazzo, un anziano con il suo cane. Ci poteva essere qualcuno, che per fortuna non c'era.
Il più realista di tutti ieri era Andrea Agostini, responsabile genovese di Legambiente. «I muri cadono per cause che non hanno niente a che fare con la casualità, alcuni sono stati costruiti male, se non malissimo, ma nella maggior parte dei casi fanno il loro lavoro. Chi non lo fa è chi dovrebbe garantire della nostra incolumità, chi dovrebbe togliere cemento e traffico e li autorizza e li aumenta», dice con durezza Agostini.
Il muro caduto è un vecchio muraglione in pietra degli anni 20 che serviva da riparo alle case costruite in via Montesuello, perché sopra c'erano orti e parchi. «Ora sopra quel muro ci sono casoni e c'è una strada dove ogni giorno passano centinaia se non migliaia di auto e soprattutto camion a pieno carico. Quel muro non è stato costruito per reggere quel peso statico».
I crolli che sono stati registrati in questi ultimi tempi sono un grido d'allarme. Che la città soffra di problemi idraulici non è una novità, che sia facile - dopo un'esondazione - dire che i letti dei torrenti cittadini vanno puliti è vero. Ma il rischio frane che sta interessando diversi quartieri meriterebbe una più attenta analisi da parte di chi ci amministra, a tutti i livelli. Il rischio ambientale di una città come Genova, molto cementificata in collina, è stato evidenziato anche dai consiglieri del Pdl Matteo Rosso e Stefano Balleari che ieri hanno effettuato un sopralluogo in via Shelley dove è in atto un'operazione edilizia. Ma la mappa delle frane è molto più ampia e riguarda molti quartieri cittadini: altri smottamenti per esempio sono segnalati anche tra San Desiderio e Bavari.