Amt, il sindaco cede e mette il freno al piano industriale

(...) «siete buoni a dire solo caz....». E via via così con gesti dell'ombrello, fischi, megafono: «Ve ne dovete andare tutti a casa» e striscione dagli stessi toni. In più ieri pomeriggio all'ingresso di Tursi hanno protestato pure gli utenti contro l'aumento delle tariffe: «Siamo abbonati, non siamo portoghesi». Perché il biglietto a 1,60 è il prezzo più alto che si paga in Italia «nonostante il servizio sia uno dei peggiori. No agli aumenti e basta scaricare sulle famiglie i costi della malagestione di Amt e dell'incapacità dei dirigenti. Siamo abbonati che non vogliamo pagare un servizio che peggiora ogni giorno».
Il pomeriggio comincia tranquillo, con il folto gruppo di lavoratori Amt che intorno alle 15 entrano nella tribuna del pubblico della Sala Rossa, muniti di badge identificativo. Stanno quieti per un po', ascoltano e applaudono il capogruppo del partito di maggioranza Stefano Anzalone (Idv) che fa opposizione alla giunta Doria, praticamente dando degli incapaci agli amministratori. Dai palchi si sente: «Ma quelli là cosa mangiano? Pane e volpe». Poi entra in scena Alberto Villa, presidente dell'assemblea provinciale del Pd, ma anche funzionario di Amt, che, coerentemente, è in cassa integrazione a zero ore da mesi. Viene travolto da una valanga di insulti come l'altro giovane top manager rosso, il presidente dell'azienda Livio Traverso. Villa si tuffa in mezzo ai lavoratori e ne nasce un furioso battibecco. Ravera sgattaiola in bouvette. Sono le 16 circa e Guerello sospende la seduta consiliare. I capigruppo si riuniscono in una saletta e vengono fatti entrare i sindacalisti. «Non ne devono parlare - spiega a nome di tutti Andrea Gatto della Faisa Cisl - quel piano con 430 esuberi lo devono ritirare. Punto e basta. Noi presenteremo in settimana un piano alternativo e concreto per salvare l'azienda, ma loro devono ritirare l'irricevibile proposta. Altrimenti scateneremo il finimondo in piazza con scioperi e cortei. Infatti, oggi tocca ai tramvieri, domani agli spazzini, dopodomani ai vigili e agli altri comunali. Qui è in gioco il futuro di 2500 famiglie perché taluni amministratori sono incapaci di trovare idonee soluzioni per l'emergenza occupazionale».
Sono le 17.40 e il consiglio comunale riprende con un coro di «Alleluja» dai palchi. La capogruppo Lilli Lauro viene zittita. I fischi e gli insulti poi si dirigono, ancora una volta, contro i banchi del Pd. A essere preso di mira è soprattutto l'ex assessore al Traffico e capogruppo Simone Farello: «Buffone, buffone, buffone». Alle ore 17.45 la seduta viene sospesa una seconda volta. Il sindaco Marco Doria scatta in piedi, lascia lo scranno e va in mezzo ai lavoratori esagitati e con gli occhi fuori dalle orbite. Intorno c'è una mezza dozzina di «cantunè» che lo proteggono. Davanti ci sono i dipendenti più calmi. Discussioni, fischi, parole grosse e una sola richiesta: «Sindaco ritira il piano aziendale. No ai 430 esuberi. Poi noi siamo disposti a trovare l'accordo». Ancora una riunione sindacati e capigruppo. Si ricomincia alle 18.30. Si risospende dopo alcuni minuti. Il tran-tran dei tranvieri e dei politici si sposta nella saletta, mentre altri vengono ricevuti in un ufficio dal sindaco, che alla fine cede alle richieste dei dipendenti Amt. «Vogliamo creare un clima più sereno con i lavoratori - spiega Doria alla fine del consiglio comunale - auspicando che si arrivi a una definizione di un accordo in grado di salvare azienda e posti di lavoro». Applausi. Finalmente. Tutti a casa.