Bagnasco, la rivincita sui no global

(...) il fatto che Bagnasco si stia dimostrando in questi giorni l'intellettuale più illuminato di Genova, uno dei pochissimi che esce dalla logica miserrima e da poveracci per cui l'importante non è andare bene personalmente, ma sperare che vada male il vicino. Il cardinale è uno dei pochissimi che si ribella alla vergogna di questo modo di pensare. E lo fa senza usare mezze misure, partendo dalla critica di quelli che chiedono sempre qualcosa in più per poi far fallire tutto. Lo fa, soprattutto, usando l'antica saggezza popolare che fece sua anche per elogiare l'ottimo accordo fra sindacati ed azienda alla Fincantieri, uno dei capolavori dell'amministratore delegato Giuseppe Bono, capace di fare uscire l'azienda dalle secche: «In nome dell'ottimo, ammesso che esista, non si può continuare a bloccare il bene possibile. È l'ora di valorizzarci a vicenda, è l'ora che lodiamo pubblicamente e non solo negli angoli, ma in ogni sede, a Genova, nel Paese e all'estero, il bene che c'è, si fa e si può fare. È l'ora che impariamo a riconoscere le capacità e i meriti degli altri, a gioirne, a collaborare senza invidia affinchè i problemi si superino e il bene si affermi».
La stroncatura di un certo modo di pensare a Genova è la più dura possibile, quella che ci piacerebbe sentire da ogni politico e giornalista di ogni colore e testata. Solo che serve il cardinale per dirlo: «È l'ora di smettere ogni spirito di contrapposizione gli uni verso gli altri. È l'ora di smettere di criticarci vicendevolmente e di porre veti incrociati. È l'ora di smettere di sospettarci a vicenda, come se il primo dovere civico di ciascuno fosse di pensar male delle intenzioni altrui. Questo modo di pensare uccide la fiducia e paralizza qualsiasi sviluppo, personale e sociale».
Parole altissime, quelle di domenica al santuario di Nostra Signora della Guardia, pronunciate dal «nostro caro Angelo» in occasione del pellegrinaggio del mondo del lavoro. Che diventano ancora più alte se lette con il combinato disposto rispetto al discorso dello stesso Bagnasco a un convegno dell'Ucid e rivolto proprio a noi, al mondo dei media: «La società chiede di essere aiutata a vedere il positivo, perchè il negativo si vede già troppo. Spesso, le cose buone non acquistano alcuna visibilità. Lo dico con rammarico e anche con l'auspicio che il mondo mediatico vada più alla ricerca del bene e del vero che fanno bene alla società». Insomma, un appello anche all'informazione affichè non mettiamo «sempre in rilievo ed enfatizziamo ciò che non va nelle persone, nelle istituzioni. Ci vorrebbe un po' di equilibrio perchè bisogna aiutare il bene che è dentro ciascuno e la fiducia perchè, solo alla luce di esempi positivi, l'uomo ritrova energia, fiducia, speranza, per affrontare difficoltà, anche gravi come quelle del tempo presente».
Insomma, ancora una volta, il cardinale ha dimostrato una forza intellettuale unica in una città dove, invece, c'è chi gode sui problemi altrui, e dove si sottovalutano i drammatici problemi del lavoro, con Bagnasco in prima linea per difendere il porto e le industrie di Genova. E lo dice da innamorato di Genova, con la ricetta fortissima per vincere su ogni contrapposizione: «Guardarci gli uni gli altri in modo positivo e lavorare insieme unendo fiducia, genialità e cuore, e ne abbiamo da vendere». Una ricetta che «aprirà una stagione nuova e darà un'aria più respirabile a questa amatissima Genova». Altro che wikipedia.
Tutto questo, ovviamente, anche sulla scia delle bellissime e rivoluzionarie (nel senso più bello che la parola sa avere) parole di papa Francesco sulla priorità dell'individuo e dei suoi diritti rispetto a quelli delle banche e dei poteri forti, è anche l'occasione per Bagnasco per firmare la più calda e forte difesa del lavoro e della sua mancanza «qualcosa che brucia la carne» o «una lama che più profondamente incide sulla vita delle famiglie e scarnifica le persone». Altro che wikipedia, leggete la splendida scelta delle parole per descrivere un dramma, degna di un linguista doc. Ma anche di un difensore appassionato dei diritti e, soprattutto, dei diritti delle persone. Con il coraggio di dire che, spesso, la politica non se ne rende conto, parlando di scontrini e di presidenzialismo: «Nessuno esclude che si tratti di problemi importanti per il bene del Paese, ma la gente sente sulla carne il problema del lavoro». Con parole bellissime, di una forza e di una dolcezza drammatiche e totali: «Sentirsi fallito, di fronte alla propria famiglia, ai figli, a se stesso, alla società e gettare la spugna tragicamente non è possibile. Nessuna società deve permetterlo».
Bagnasco ha il coraggio devastante - devastante per una forza e un coraggio troppo spesso dimenticati da una città che china la testa in cambio di vantaggi di piccolissimo cabotaggio - di non risparmiare niente e nessuno. Di non fare sconti: «Anche le leggi e le normative devono essere applicate con buon senso». E poi, di nuovo, importantissimo, devastante per chi non sa capire, l'appello: «È l'ora di smettere di opporci per nascondere le nostre pigrizie o i nostri tornaconti che, se venissero fuori, ci farebbero vergognare. È l'ora di smettere di denigrarci e diffondere veleni, creando un'aria cupa e irrespirabile».
Purtroppo, è la più dura ed impietosa delle fotografie di Genova: «Ciò non fa bene alla gente, alla città, al Paese. A chi giova infangare tutto e tutti, come se dietro ad ogni angolo si nascondesse il peggio? Chi semina vento raccoglierà tempesta e questa non risparmierà nessuno».
Non è una domanda, quella di Bagnasco. È la domanda. E solo un grande cardinale ha la forza di farla così dura e diretta.