le cose perdute

2 IL CENTRO STORICO CHE FU

E l'organetto si pagava

con i soldi del bordello di lusso

Caro amico «il Giornale», nella mia precedente ho parlato di Via Cebà, come era, invitandovi ad andare a vedere come è adesso e capire di più il rimpianto dei vecchi (superstiti) che ivi sono nati e cresciuti. Ora voglio ricordare il Piano di Piccapietra al quale si arrivava da Salita Cannoni venendo da Piazza Pammatone (Portoria) oppure da Salita Piccapietra venendo dal principio di Galleria Mazzini. Vico dei Tintori dove sono nata era una breve diramazione del Piano di Piccapietra con discesa, per scale, in Via Cebà.
Su quel Piano si svolgeva tutta la vita del Rione che aveva il suo culmine di socialità a San Giovanni Battista quando i ragazzini preparavano gli addobbi di carta e qualche fuocherello artificiale (ma più «mortaretti» per far scappare le ragazzine).
La tipografia di mio padre forniva i ritagli di carta per fare le «catene» e, ancora adesso, mi chiedo come facessero a salire sopra la Porta Aurea per mettere i lumini alla statua della Madonna Immacolata dato che non esistevano scale per accedervi.
Alla sera di San Giovanni quasi tutti gli abitanti del rione scendevano sulla piazza a vedere i fuochi e, qualche volta a ballare al suono di un organetto a maniglia preso in affitto con il generoso contributo del «gerente» la lussuosa casa di tolleranza di Via Cebà. Il quale, quando a mezzanotte la piazza si svuotava, portava le sue «signorine» a fare un giro di ballo... a mezzanotte, sia ben chiaro, quando la gente perbene era tutta a dormire. Altri tempi, altra educazione!
La vostra vecchia amica della «prima ora»
2 CORSI E RICORSI STORICI

I vecchi carrettieri

come i moderni «No Tav»

Egregio Massimiliano, ogni tanto mi «faccio vivo», ultimo: «due pesi due misure» il giornale del 10/06/11.
Oggi stimolato dagli articoli «le cose perdute» Le segnalo un ricordo di quando frequentai, dopo il lavoro, la facoltà di Scienze Politiche nel 1974/75.
Nel corso di «Storia delle dottrine economiche» di cui allora era titolare Paolo Emilio Taviani, appresi che quando fu costruita la prima linea di collegamento ferroviario Genova-Milano, non venne realizzata la stazione di San Quirico a motivo dell'opposizione dei carrettieri.
La prima linea ferroviaria fu realizzata in fondo alla Val Polcevera, e successivamente fu necessaria, per forte incremento di traffico, una seconda linea, costruita più in alto, con meno pendenza, sulla sponda delle colline, che richiese il famoso ponte di Campomorone.
A San Quirico, prima della costruzione della linea ferroviaria vi era una grossa stazione di carri con cavallo, e per la «resistenza dei carrettieri», in tutte le frazioni della Valpolcevera furono realizzate stazioni ferroviarie, ma no a San Quirico.
Mi sembra che questo episodio, potrebbe essere motivo di riflessione anche per i «No Tav», infatti, per moltissimi decenni tutti a San Quirico subirono questo disagio.
Quanto sopra l'ho riportato a memoria, non mi è rimasto alcun scritto di quell'episodio.
Cordiali saluti, a disposizione.
Aldo Di Silvestre