il dibattito

2STRATEGIE POLITICHE
Per battere Marco Doria

guardiamo a sinistra
Con la candidatura a Sindaco di Genova di Pierluigi Vinai si può dire definito il mosaico dei pretendenti alla guida del capoluogo ligure. Ad occhio e croce i candidati dovrebbero essere circa una decina, salvo defezioni dell'ultima ora. Dato per scontato l'arrivo di Marco Doria al ballottaggio, è interessante capire - in questa fase - non tanto chi si confronterà con lui ma come si arriverà a determinare il nome del candidato alternativo alla sinistra.
I «papabili» in campo sono quattro: il già ricordato Pierluigi Vinai (espressione del centrodestra), Enrico Musso (centrista), Edoardo Rixi (Lega Nord), Susy De Martini (La Destra). Ognuno di questi candidati esprime tendenze più o meno rilevanti presenti nell'area di centrodestra. Appare tuttavia bene evidente come la partita non si giochi all'interno delle rispettive aree di appartenenza quanto soprattutto rispetto alla capacità di intercettare spezzoni di elettorato «esterno», appartenente cioè sia al mondo dell'astensionismo che a quello del centrosinistra.
Più che «rosicchiarsi» spezzoni dell'elettorato di centrodestra, i candidati alternativi a Doria devono insomma «sfondare» a sinistra. Come fare? Intanto offrendo idee, programmi e suggestioni in grado di scompaginare il fronte, tutt’altro che compatto, del «marchese rosso», avendo però l'occhio rivolto alla «fase due», al ballottaggio.
Si abbandonino allora le facili polemiche «intestine», finalizzate a delegittimare più il concorrente che il reale avversario politico. Si mettano da parte le dietrologie e le accuse scambievoli (sport a cui soprattutto le rispettive «tifoserie» sono avvezze).
Se l'obiettivo - in prospettiva - è di sconfiggere lo strapotere della sinistra genovese, si evitino insomma le accuse personali e si guardi ai problemi, alla loro soluzione, all'individuazione di strategie comunicative in grado di catturare tutto l'elettorato.
Anche perché al momento del ballottaggio, chi uscirà vincente dal confronto dovrà essere in grado di aggregare tutti gli spezzoni dell’elettorato alternativo a Doria e perciò dovrà evitare di fare terra bruciata intorno ai suoi potenziali alleati.
Si vada allora all’essenza del confronto, che chiama in causa le responsabilità politico-amministrative di chi sta ancora gestendo il potere a Genova e che, in piena continuità, vuole ancora gestirlo. Magari si consideri la prima fase elettorale come una sorta di primarie del centrodestra, dopo le quali un fronte comune va pensato e costruito per vincere la partita decisiva.
Insomma, marciare divisi per colpire uniti, consapevoli di chi sia il vero avversario da combattere.
2PAESE CHE VAI...
A Camogli sono nati

anche i «No Scalo»
Gli italiani «moderni» sono diventati una strana etnia. Vogliono, anzi pretendono, occupazione e lavoro possibilmente «a vita», poi, quando si progetta di costruire un qualcosa che non sia un albero, chessò, un grattacielo, un parcheggio magari sotterraneo quindi invisibile, un ponte, un'opera qualsiasi, ecco che i «richiedenti» si trasformano seduta stante in ecologisti, No-Tav, No-Gronda, No Qui e No Là. Anche il piccolo della mia Cittadina non si fa mancare il «No». No-Scalo è una Associazione di liberi cittadini di Camogli che non vuole la costruzione di appartamenti, monolocali, parcheggi interrati e giardinetti nello spazio che serviva in un ormai lontano passato alle Ferrovie per caricare e scaricare le merci quando, guarda un po’, i prodotti viaggiavano in maniera più ecologica di oggi. Ma i No-Qui e i No-Là non bastano, ci si mette pure la burocrazia, quella che ci impiega appena undici anni per accordare il permesso di costruire (pardon... per non accordare eccetera) il rigassificatore di Brindisi alla British Gas, col risultato di metterla in fuga, la Società inglese che ha avuto il coraggio (e il torto...) di insistere a costruire qualcosa nell'ex Bel Paese, e di creare lavoro a oltre mille italiche famiglie.
Cordialmente.
Luigi Fassone - Camogli