Ma Doria e Burlando pensano a Roma

Genova chiusa. Liguria irraggiungibile e paralizzata. Cosa fanno il sindaco e il presidente della Regione? Festeggiano. O al massimo pensano ad altro.
Ieri Marco Doria e Claudio Burlando hanno «santificato» la festa laica della liberazione, hanno presenziato alle manifestazioni per il 25 aprile, e hanno anche trovato tempo per parlare dell'attualità. Ma non preoccupandosi delle situazioni di cui dovrebbero essere responsabili. Come ormai avviene da molte settimane a questa parte, i due amministratori hanno pontificato sul governo che deve nascere a Roma, su chi deve e chi non deve prendervi parte, su quello che deve fare Beppe Grillo o il Pdl, qualche volte anche a quello che deve fare il Pd. «Enrico Letta ce la deve fare per forza perché altrimenti questo Paese precipita verso il vuoto - è il giudizio di Burlando che aveva detto la stessa cosa per il tentativo di Bersani -. Bisogna fare un governo di buon profilo che affronti la questione della crisi economica e quella della crisi istituzionale, che cambi legge elettorale così che quando sarà il momento, tra non molto, possiamo tornare a votare con una legge che assicuri governabilità e prospettiva a questo Paese». Ma nello stesso tempo chi dovrebbe sostenere Letta che da solo non va da nessuna parte, secondo il governatore dovrebbe solo tacere. «Le rivendicazioni da parte del Pdl circa la formazione del governo le giudico pretese inaccettabili - aggiunge Burlando -. Formare il governo spetta al presidente del consiglio incaricato, che deve proporre un elenco al presidente della Repubblica, che li deve nominare. Gli altri possono avanzare proposte, ma non hanno altri diritti che questo. E questo vale anche per il Pd. Mi è parsa molto bella la dichiarazione di Enrico Letta: “non ad ogni costo”. Questo vuol dire che non si accetta qualunque cosa».
Burlando ne ha anche (e ancora) per Beppe Grillo. Quando gli viene chiesto cosa ne pensa dell'invito del comico-politico a disertare le manifestazioni del 25 aprile, il governatore risponde stizzito: «Questo dimostra che il mancato applauso a Napolitano non è stato un gesto isolato». E dire che proprio Burlando fino a due settimane fa faceva fuoco e fiamme perché era convinto che Grillo dovesse fare un governo responsabile con il suo Pd per dare stabilità al Paese. A Burlando arrivano però anche i fischi della piazza quando, sempre lanciatissimo sulle questioni nazionali, arriva al punto di beatificare Giorgio Napolitano. Ringraziando il capo dello Stato per aver accettato di iniziare il secondo mandato, il governatore ha aggiunto: «Napolitano è più che mai un baluardo insostituibile». Idee che trovano magari tanti consensi nei salotti buoni, ma non certo nelle piazze. Puntuali i fischi arrivati peraltro anche senza la presenza dei grillini alla manifestazione.
Anche Marco Doria vola alto e lontano dalla realtà genovese. «Odio gli indifferenti, credo che vivere voglia dire essere partigiani», inizia l'orazione in piazza Matteotti, citando Antonio Gramsci. Poi il sindaco diventa prof per una lezioncina sulla Costituzione «che va letta e riletta e meditata». In particolare ricorda l'articolo 1 che fonda la Repubblica sul lavoro e il concetto di uguaglianza invitando infine tutti all'«impegno condiviso». Concetti facili da ripetere, che offrono a Doria la possibile di evitare di pensare al suo compito. Soprattutto, concetti che stridono con quello che è il comportamento quotidiano del sindaco e della sua giunta, che su tutto stanno fondando la vita della città tranne che sul lavoro, viste le posizioni su tante questioni fondamentali, dall'Amt al Terzo Valico e alla Gronda.