E in platea c'è la sempre bellissima Marisa Allasio Il personaggio

«È lei? Si, si è proprio lei!». Sere or sono chi si fosse trovato in una delle più nobili magioni genovesi, avrebbe rivisto quella certa «Susanna tutta panna». Ricordate? Si, proprio lei, la bella e sorridente Marisa Allasio. Incontrata fra saloni illuminati e fra improvvisati attori e attrici, sul far della mezzanotte, è sembrata «come allora».
Marisa, possiamo dirlo, (né lei lo smentisce) veleggia verso i 76 anni, una bellezza ancora splendida (certo si dice: «Doveva essere una bellissima donna»), un entusiasmo immancabile, quel sorriso che negli anni Cinquanta e Sessanta segnò la sua storia di attrice.
Erano appunto gli anni Cinquanta (precisamente nel 1952) quando il suo viso, ma soprattutto il suo corpo perfetto fecero capolino al Lido, ribalta straodinaria in quegli anni, di bellezze storiche del paese italico: in quella palazzina Liberty affacciata sul mare che si chiamava «Lido» condotta dall'indimenticabile cavalier Rinaldo Rizzo, venivano celebrate le più belle «miss» italiane. Da Eleonora Rossi Drago e prima ancora da una certa Sofia Scicolone, prima di diventare quella Loren incantevole che ricordiamo. E fu proprio nel 1952 che Marisa Allasio si trovò con la fascia di «Miss Italia», cominciando proprio dalla passeggiata del Lido il suo felice percorso di attrice.
A Genova, Marisa, è sempre stata legata: nei suoi anni giovanili viveva in città perché il papà, Federico, fu per alcuni anni giocatore e poi allenatore del Genoa. Erano anni d'oro per il Grifone, Allasio prima ne fu protagonista in campo (era un difensore di grande grinta e anche di buonissima classe), poi anche allenatore, di quelli «duri» e tenaci. Dopo la elezione di «Miss Italia», la bella Marisa venne scoperta da Dino Risi che la fece protagonista sia di Poveri ma belli e poi di Belle, ma povere. Il suo personaggio piaceva agli italiani di quegli anni, che uscivano dalla guerra ed avevano bisogno di modelli positivi, ma non sfacciati, divertenti ma non volgari. E Marisa espresse quel tipo di modello sociale, bella, «tutta curve», che attira gli sguardi maschili, ma che possiede saldi principi morali ed una incredibile dose di ingenuità nei rapporti con gli uomini. Insomma, come scrisse qualche critico allora, «una specie di Brigitte Bardot italiana, ma priva della malizia che caratterizzava la diva francese e riducibile negli schemi del perbenismo piccolo-borghese dell'epoca». Non fu la sua, una lunga carriera cinematografica, perché (appunto da intelligente piccolo-borghese) capì che un bel matrimonio (certamente d'amore) poteva essere il miglior percorso: e infatti fece innamorare il conte Pier Francesco Calvi di Bergolo, figlio della principessa Jolanda Margherita di Savoia, primogenita di Vittorio Emanuele III e di Elena di Montenegro, con il quale andrà ad abitare, nientemeno, che nel castello di Pomano, in Piemonte. Due figli: Carlo Giorgio Dimitri e Federica Angelica Maria. Nel '96 si separerà e tornerà spesso a rivedere la «sua» Genova, una città che le è sempre rimasta nel cuore.