E Sampierdarena si mobilita per difendere il Modena da Doria

«In momenti di crisi c'è ancora più bisogno di teatro». Titola così il cartello per dire «No» alla chiusura del teatro Modena, presidio culturale e sociale di Sampierdarena. Una mobilitazione organizzata dagli Amici dell'Archivolto e dalle Officine Sampierdarenesi (cittadini e forze politiche), che ha visto ieri pomeriggio direttamente coinvolti lin un dibattito pubblico la direttrice Pina Rando e il direttore artistico Giorgio Gallione. Ad intervistrali Raffaele Niri de La Repubblica-Il Lavoro e da Massimiliano Lussana caporedattore del Giornale a Genova. Seduto in prima fila Don Andrea Gallo il prete di strada. Lussana e Don Gallo spesso lontani nelle posizioni ma vicini nel difendere l'Archivolto. «Sono qui da spettatore prima ancora che da giornalista - commenta Lussana -. Visto che nell'ultima settimana ci sono stato ben tre volte. Sono molto affezionato, non lo nego, lo sento come il mio teatro. E considerando il grande pubblico, la qualità degli spettacoli presentati negli anni e i nomi illustri che sono saliti sul palco del Modena, senza dimenticare ovviamente, il ruolo sociale, oltre che culturale che svolge in una delegazione difficile come Sampierdarena, mi domando, come il Comune invece di promuoverlo, ipotizzi di chiuderlo».
Colpa della crisi, dei tagli alla cultura, sta di fatto che ieri erano in tanti a chiedere che: «Il Teatro dell'Archivolto e il Teatro Modena devono vivere. Perché chiudere un teatro è chiudere la mente». La richiesta è partita con un flash mob, seguita da un breve momento di intrattenimento con Mauro Pirovano e da un dibattito finale. «Una grande manifestazione d'affetto - racconta Pina Rando -. E chi oggi non c'era, a causa dello sciopero dei mezzi, ha fatto sentire la propria solidarietà». È la crisi economica che rischia di mettere in ginocchio la struttura: «il nostro indebitamento dipende dal restauro del Teatro Modena e da quello della Sala Mercato attraverso il quale si sono riqualificati spazi importanti per il quartiere - spiega Rando -. Preciso che dal 1995 al 2003 le spese sostenute dall'Archivolto sono state 4.566.938 e gli interessi passivi pagati 1.241.648. Dal 2008 la fondazione dell'Archivolto si è impegnata a seguire un piano di rientro a fronte di un finanziamento straordinario di 250mila euro ricevuto dal Comune che ci ha permesso di chiudere in pareggio i bilanci. Contributo che è venuto a mancare dal Comune per i tagli del Governo. Per il 2012 c'è un disavanzo di meno 265.673,37 che preoccupa non poco. Abbiamo bisogno delle istituzioni. Dobbiamo lavorare in sinergia per trovare assieme una soluzione per salvare il teatro».