«Io, alpino e con i figli marinai, solidale con Latorre e Girone» Nel ricordo della tragedia della «Galilea»

Caro Massimiliano, sono Alpino e ho due figli che hanno servito l'Italia come Marinai. Ma al di là di questo mi sento legato ai Marinai da quell'antica amicizia tra Alpini e Marinai che si concretizzò già dalla sera del 28 marzo 1942 quando la nave «Galilea» (nella foto), facente parte del convoglio che trasportava in Patria l'8° Reggimento alpini veniva colpita da un siluro del sommergibile inglese «Proteus», mentre navigava all'altezza delle isole Passo nello Jonio. Oltre 600 furono i morti e dispersi in mare ma in tale occasione valore ed altruismo furono dimostrati dai reparti di Marina addetti al convoglio e dalle centinaia di giovani appartenenti alle unità militari imbarcate, in prevalenza Alpini, tutti motivati da un comune generoso sentimento di «donazione». Da quell'episodio l'amicizia tra Alpini e Marinai ha avuto modo di manifestarsi in più occasioni, dalla collaborazione per aiutare popolazioni alluvionate o terremotate, a incontri di gemellaggio, alla nave Alpino varata nel 1968 ma con un nome che era stato trasmesso a varie unità da quando il primo cacciatorpediniere Alpino trasportò in Libia, nel 1911, un reggimento di Alpini in quella che doveva essere, nelle intenzioni colonialiste di allora, l'altra sponda italiana. Sento pertanto il dovere di aderire alla bella iniziativa del Giornale augurandomi che arrivi anche l'adesione dell'Associazione nazionale alpini di Genova.